VERDE PUBBLICO: UNA RISORSA DA PRESERVARE


ALBERI PERICOLOSI 

Articolo pubblicato sul free press Controsenso del 15 Marzo 2014

Nonostante la fama di città “cemento” il capoluogo di regione  dispone di un considerevole spazio dedicato al verde urbano, tantissime piante che, svolgendo la funzione fotosintetica, assorbono l’anidride carbonica presente nell’aria riducendo l’inquinamento atmosferico; negli ultimi anni tale patrimonio naturalistico s’è arricchito di nuovi spazi a disposizione della cittadinanza, ultimo in ordine di tempo ad essere aperto al pubblico è stato il parco Elisa Claps a Macchia romana che va ad aggiungersi alle altre aree di verde pubblico attrezzato: parco Montereale, villa S. Maria, parco dell’Europa Unita, parco Baden Powell; poi c’è il verde  poco curato ma ugualmente nella disponibilità della popolazione: parco S. Antonio La Macchia, parco Rossellino e c’è n’è uno in “costruzione”, il parco Fluviale del Basento, un’altra area verde attrezzata è rappresentata dalla villa del Prefetto di proprietà della Provincia per cui sono in corso lunghissimi lavori di ristrutturazione che ne impediscono la fruizione da parte dei cittadini.

Si affiancano a queste aree verdi, più o meno attrezzate, molti altri spazi di piccole dimensioni incastonati fra i palazzi in varie parti della città a cui bisogna aggiungere, aiuole e scarpate e le aree verdi private.

Considerato che gli spazi verdi in città non mancano bisogna prendere atto che da qualche anno, complice la crisi finanziaria del Comune capoluogo di regione,  è venuta a mancare la cura e la necessaria manutenzione di questo patrimonio naturalistico.

Non è mica solo un problema di immagine il dover convivere con delle “brutture”, c’è un aspetto che merita molta più attenzione ed attiene alla sicurezza e alla incolumità delle persone, e qui bisogna aprire una parentesi che forse potrebbe far storcere il naso a parecchie persone perché per tutelare la pubblica incolumità bisognerebbe eliminare un numero consistente di alberi.

Negli anni passati si è provveduto a piantare senza criterio alberi che non sono adatti ad essere ospitati in alcuni contesti cittadini, nei parchi, nei giardini, nei viali, nelle aiuole e lungo le strade potentine abbondano le conifere, in modo particolare il pino nero e il cipresso dell’Arizona oltre alle acacie ed altri tipi di alberi poco adatti mentre in una città come Potenza sarebbe stato più consono piantare cedri, magnolie, ippocastani, tigli, aceri.

Le condizioni di stabilità di moltissime piante sono precarie in quanto dovuta al loro apparato radicale molto superficiale, all’altezza elevata, più un albero è alto più è esposto al carico del vento; nel recente passato il Comune ha provveduto ad eliminare le situazioni di pericolo più imminente, in qualche caso le piante sono cadute da sole per effetto del vento o della neve, spesso si sono sfiorate per puro caso tragedie.

Ci siamo procurati un documento redatto da un giovane studente potentino, che in una relazione di tirocinio propedeutica alla laurea in Scienze Forestali, ha svolto una certosina opera di censimento delle innumerevoli piante abbisognevoli di essere sostituite o sottoposte ad adeguata manutenzione.

Nel documento del giovane studente universitario sono catalogate una serie di criticità che vanno dalla semplice segnalazione di alberi privi di valore estetico alla individuazione di piante posizionate per assolvere alla funzione frangivento ma inadatte allo scopo, piantagioni con alberi posizionati a distanza troppo breve fra di loro, alberi a grave rischio di caduta o con radici superficiali che ne compromettono la stabilità, alberi, anche molo alti, inclinati e a rischio caduta, piante già ammalate o a rischio di attacco della processionaria laddove o peli urticanti che ricoprono il corpo delle larve, possono creare disturbi quali: dermatite (subito dopo il contatto può sopravvenire un forte prurito al quale fanno seguito, nell’arco di circa 24 ore, reazioni cutanee che si manifestano perlopiù sottoforma di papule da puntura da insetto, bolle da orticaria o macchie rosse isolate), congiuntiviti e infiammazione agli occhi, infiammazioni delle vie respiratorie superiori causate dall’inalazione dei peli.

Non trascurabile il pericolo derivante dalla presenza di alberi sulla carreggiata, un caso clamoroso lo si può osservare in  via del Gallitello all’altezza con l’innesto con viale Verrastro, ma non mancano altre situazioni di rischio qua e la per la città, in qualche caso si tratta di alberi di acacie  soggette a riprodursi in maniera infestante e spontaneo, dette piante possono rappresentare un pericolo per la circolazione veicolare  per il potere di moltiplicarsi velocemente e infestare oltre agli spazi verdi anche la carreggiata ed essere difficili da eliminare per cui sarebbe il caso di intervenire con urgenza.

Se si volesse metter mano per bonificare la situazione sull’intero patrimonio arboreo cittadino occorrerebbe stanziare una cifra molto consistente che attualmente le casse del Comune sicuramente non sono in grado di sopportare tant’è vero che sono  stati ridotti al minimo gli interventi di manutenzione del verde pubblico, occorrerà altresì fare i conti con l’opposizione di parte della popolazione che ogni qualvolta si è intervenuti per abbattere alberi malati o pericolanti ha vivacemente protestato, in alcuni casi sicuramente a ragione ma in molte occasioni le proteste sono state strumentali e prive di fondamento  dovute più che altro alla non conoscenza delle piante e loro caratteristiche, ma solo per uno spirito ecologico non supportato dalle suddette conoscenze, soprattutto per quelle piante che sono in imminente pericolo di caduta è necessario programmare un piano di interventi che preveda l’abbattimento degli alberi e la sostituzione con altri più adatti alle caratteristiche delle aree verdi, solo attraverso un’adeguata pianificazione, progettazione e gestione, si possono trarre  benefici che la funzione del verde urbano può svolgere a beneficio dell’ambiente.

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