Tanto si tira la corda che si spezza – di Pio Abiusi – Associazione Ambiente e Legalità

Tanto si tira la corda che si spezza –  di Pio Abiusi – Associazione Ambiente e Legalità

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Dopo l’intervento della Magistratura che ha posto sotto sequestro la Siderpotenza si sono sprecati gli interventi di politici, sindacati, associazioni ambientaliste, qui di seguito riporto il lucido e condivisibile intervento di Pio Abiusi che meglio di tanti fotografa la situazione spiegando come si è giunti al sequestro e puntando il dito sulle responsabilità di politici ed Istituzioni.

Dire che  avevamo detto che  Siderpotenza inquinava   ha poco senso  ed oggi  bisogna mettere mano e ripristinare le condizioni ambientali di vivibilità a prescindere da carteggi e competenza. Tutto è possibile investendo un po’ di soldini, si faccia se c’è volontà altrimenti pestiamo l’acqua nel mortaio. Le denunce degli scorsi anni sono servite a polarizzare l’attenzione ma i mancati o occasionali controlli  permettevano di dire che tutto era a posto, come al solito, Il quadro iniziò a cambiare quando alla Siderpotenza venne concessa l’AIAFebbraio 2012.  Era una autorizzazione in processing molto stringente e  prevedeva una serie di investimenti negli anni per adeguare l’azienda ed avere livelli di inquinamento tollerati e tollerabili. L’AIA prevedeva anche una serie di controlli  più stringenti che l’ARPAB avrebbe dovuto fare ed alla fine ha fatto. Ad onore della gestione  Vita diciamo che alla fine non si è tirata dietro ed il monitoraggio  eseguito e le risultanze pubblicate sin dal Dicembre 2013 facevano emergere una situazione nera  sia per i furani che per le diossine e gli IPA. Si disse che era allarmismo e che gli interventi che di lì a breve si sarebbero fatti sostituendo i filtri e convogliando le emissioni in punti  precisi ed alla fine il completamento della cosiddetta elephant-huose, una cappa che avrebbe raccolto buona parte delle emissioni, avrebbero risolto tutti gli inconvenienti rilevati . Quei lavori pare siano stati ultimati, dati Arpab non ve ne sono stati di più recenti e del resto con il cambio di direzione e con il “casino” che regna  in Regione dalle parti dell’Assessorato Ambiente chi avrebbe dovuto  metterci mano? Ci ha pensato la Magistratura che dalle  parti di Potenza  non sta con le mani in mano ed ha conferito  incarico ad un pool di esperti che, pare, abbiano riscontrato il permanere di criticità tali da comportare il sequestro dell’impianto finalizzato ad effettuare quegli interventi ritenuti necessari. Ora bisogna rimboccarsi le maniche ed  accelerare gli investimenti programmati e verificare la bontà degli stessi, in attesa le maestranze andranno in CIG straordinaria. Possibile che in tutto questo marasma non vi sia un colpevole? Secondo noi non ci sono dubbi ed è l’amministrazione Santarsiero che ha retto la città negli ultimi 10 anni . I segnali che dalle parti di Siderpotenza qualcosa non andava c’erano tutti ma di tutta risposta  l’amministrazione comunale ha permesso che due palazzine fossero costruite quasi nel cortile del siderurgico ed ha autorizzato l’ampliamento dell’impianto ed ora , in aggiunta, c’è la granella non protetta che si disperde nell’aria. Fino alla fine Santarsiero e la sua amministrazione hanno nascosto la munnezza sotto il tappeto ed è caduto dal letto solamente quando nel Dicembre scorso i dati Arpab vennero resi pubblici ma anche in questo caso la situazione venne raffreddata  e Santarsiero attrezzò tranquillamente il suo trasloco in Regione; l’Ass. Berlinguer, ultimo arrivato, tranquillizzò come fa ormai da tempo, sembra essere la pubblicità di una camomilla. Questo di Siderpotenza è un caso che, probabilmente, finirà bene proprio per l’accelerazione imposta dalla magistratura; in altri casi lo stesso organo non è stato così incisivo ed abbiamo, ormai, la terza area SIN a S. Nicola di Melfi dove non sappiamo ancora  cosa accade in termini ambientali dalle  parti di Fenice eppure di anni ne sono passati 5 da quando scoppiò lo scandalo. Non ci meraviglieremo quando , partendo dal COV di Viggiano, si arriverà a Tecnoparco- solo così sarà possibile allargare l’indagine anche in provincia di Matera-  e con molta probabilità ne vedremo delle belle. E’ inutile fare delle profezie ma la bomba, se scoppierà, sarà ben più fragorosa di questa perchè chiama in causa direttamente  tutta la classe politica regionale che in questi anni ha governato la Basilicata.

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