Solidarietà o ipocrisia?

Solidarietà o ipocrisia?

 

Non ci sta niente da fare, volente o nolente a Natale si mette in moto la

poveri

macchina della solidarietà, almeno per un giorno bisogna essere buoni e caritatevoli.

OK, Ci può stare, anzi è bene che sia così. Bisognerebbe però fare in modo che lo spirito natalizio si spalmasse anche nei restanti 364 giorni dell’anno. E questo è un po’ più difficile.

La terribile crisi che s’è abbattuta sugli italiani che sta arruolando sempre più soldati nell’esercito dei poveri richiede uno sforzo disumano alle tante organizzazioni che si occupano dell’indigenza, in primis le Caritas che

operano nelle varie parrocchie.

 

Leggo oggi delle polemiche nella mia città per un’iniziativa messa in campo dal Sindaco e dalla giunta comunale che si sono autotassati per offrire il pranzo di Natale ad una quarantina di persone che sono già seguite dai servizi sociali del Comune capoluogo di regione.

Le polemiche derivano dalla pubblicizzazione dell’iniziativa, la presenza di fotografi e telecamere non sono piaciute a molti.

Prima di cercare di capire il perché delle polemiche voglio ricordare un episodio di qualche mese fa.

Dovevo scrivere per il giornale con cui collaboro un articolo sulle nuove povertà  facevo il giro delle parrocchie e delle sedi Caritas parrocchiali. Nell’ufficio parrocchiale di una chiesa di un quartiere borghese cercavo di farmi dare dal parroco i nominativi delle famiglie con situazioni più drammatiche, ma senza successo,  mentre mi intrattenevo con il parroco a parlare dello spaventoso incremento di persone in difficoltà è entrato un signore che chiedeva al parroco se poteva aiutarlo a pagare delle bollette: senza proferir parola il parroco mette mano al portafogli e consegna alcune banconote da 50 euro. Mi guarda e dice: ecco la prova di quel che è il nostro agire di questi tempi! Poi apre il cassetto della scrivania e mi mostra un fascio di bollette di acqua, luce, gas pagate nell’ultimo mese, saranno state circa  un centinaio. Gli ho chiesto di fornirmi almeno l’importo complessivo dei soldi spesi per aiutare le famiglie in difficoltà. Il netto rifiuto è stato accompagnato dalla frase: la carità la si fa ma non la si pubblicizza. La stima per quel sacerdote è arrivata alle stelle.

Credo che come quel prete ce ne sono tanti altri a Potenza e in Italia.

Tornando al caso del pranzo offerto dalla giunta comunale di Potenza è bene apprezzare il gesto, non tutti hanno questa sensibilità ma forse sarebbe stato meglio impedire l’ingresso nel ristorante a fotografi e cineoperatori. E non mi parlate di libertà di stampa e diritto di informazione, certe volte l’informazione può essere interpretata come “speculazione”, sbattere la povertà in prima pagina non è bello a Natale ancora meno.

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