Salviamo uno dei borghi più belli d’Italia

Salviamo uno dei borghi più belli d’ItaliaSalviamo uno dei borghi più belli d’Italia

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La Basilicata è presa d’assedio dalle lobby dell’energia e del trattamento dei rifiuti, già prima dell’entrata in produzione dei pozzi petroliferi della Total la Basilicata era il sito in terraferma con i più importanti giacimenti di petrolio in Europa, nel campo del settore dell’energia “pulita” siamo la regione con il più alto numero di pale eoliche in Italia, come se il vento soffiasse solo in Lucania, le distese di pannelli fotovoltaici stanno trasformando il paesaggio delle nostre campagne. Altro settore in cui primeggiamo è quello del trattamento dei rifiuti, abbiamo uno dei più grandi impianti di incenerimento del Sud, l’ex Fenice al nord della regione, alcuni cementifici bruciano rifiuti per produrre energia, impianti di trattamento di rifiuti speciali sono presenti sul territorio, fra cui quello ubicato in uno dei borghi più belli d’Italia, a Guardia Perticara, il piccolo comune dell’interno noto per essere stato insignito della Bandiera arancione da parte del Touring Club Italiano, un marchio che attesta la qualità turistica ed ambientale, ed è inoltre inserito nella ristretta cerchia dei borghi più belli d’Italia. Guardia, come la stragrande maggioranza dei Comuni lucani, si sta spopolando, oggi conta 540 abitanti, ma ha puntato sul turismo come fattore di sviluppo. Proprio Guardia Perticara è stata scelta, negli anni 90 del secolo scorso, da una società, la Semataf, (una srl fa capo al gruppo Castellano, il cui proprietario nel 2012 venne indagato per lo scandalo “monnezzopoli” e che gli costò una condanna in primo grado ad un anno, pena sospesa, per traffico illeciti di rifiuti e all’interdizione dai pubblici uffici) che si occupa di trattamento dei rifiuti per creare un sito a poche centinaia di metri del centro abitato, in pratica una discarica che non ha mancato di creare problemi a causa dei miasmi che hanno reso irrespirabile l’aria.

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Nel 2015 la discarica raggiunge una capacità di 340.000 mc e tale dovrebbe essere per 10 anni ed invece, nonostante la difficile coesistenza per la vicinanza al paese, Semataf , probabilmente “ispirata” dall’imminente messa in funzione del centro oli della Total a Tempa Rossa ritiene conveniente smaltire e lavorare gli scarti delle future estrazioni e nell’agosto 2017  attiva le procedure per un ampliamento per ulteriori 547.000 mc, (in pratica non si tratta di ampliamento del sito esistente in quanto la nuova vasca prevista è da realizzare al di fuori dell’attuale perimetro). Anche la nuova vasca prevista dall’ampliamento si verrebbe a trovare a meno di 1.000 dall’abitato e d in particolare dalla scuola e dagli impianti sportivi, ritenuti “ricettori sensibili”,  stranamente, però, negli elaborati di progetto non vengono indicati i “ricettori sensibili” e si indica una distanza di 1.500 metri dall’abitato.

Le normative prevedono che per avere l’autorizzazione occorre che la Regione rilasci il giudizio favorevole di compatibilità ambientale, la VIA, successivamente si deve indire una conferenza di servizi per rilasciare il vero e proprio provvedimento autorizzativo, il PAUR (Provvedimento Autorizzativo Unico Regionale).

Venuti a conoscenza del progetto di ampliamento della discarica i cittadini di Guardia Perticara hanno formato un Comitato civico denominato SalvaGuardia costituito a norma di Legge che conta 130 soci ed è presieduto dall’architetto Vito Balzano, il comitato si sta impegnando in mille modi nella difesa del territorio comunale. Fra le iniziative del Comitato una raccolta, fra residenti e turisti, di 700 firme con cui si chiede alla Regione Basilicata di dare parere negativo all’ampliamento della discarica. In questa petizione si fa riferimento alle 5 osservazioni presentate da cittadini ed associazioni ed ad oggettivi motivi di opportunità se non, addirittura, illegalità, come per esempio il parere positivo espresso dalla precedente Amministrazione Comunale, parere “personale dell’ex Sindaco Angelo Mastronardi in quanto non votato dal Consiglio Comunale ne tantomeno dalla Giunta in carica fino al 2019, però lo stesso ufficio tecnico del Comune già nel luglio 2018 parlava di emissioni odorigene o ricadute fastidiose per l’olfatto e sarebbero state riscontrate nel progetto omissioni circa la presenza degli impianti sportivi in contrada Gliemme (campo sportivo e tensostruttura), della Scuola, del Municipio, dell’Ufficio Postale, del Supermarket Mete, della Chiesa di San Rocco e della Chiesa di Sant’Antonio, tutti luoghi frequentati dalla popolazione e dai visitatori. I cittadini fanno  altresì notare che negli elaborati non vi è traccia delle case popolari realizzate nell’ambito degli interventi di “edilizia economica e popolare” e delle abitazioni realizzate nell’ambito della demolizione e ricostruzione fuori sito.

La Giunta Regionale, ignorando le aspettative dei guardiesi, nella seduta in data 30 gennaio di quest’anno, dà parere favorevole alla compatibilità ambientale non tenendo in alcuna considerazione il  parere negativo fatto pervenire dall’Amministrazione Comunale insediatasi nel maggio 2019 con cui si fa rilevare che la domanda di ampliamento andasse respinta sia perché era stato autorizzato solo tre anni prima un altro ampliamento valido fino al 2026 , sia perché la nuova pratica non poteva considerarsi “ampliamento” ma nuova pratica , essendo già il precedente ampliamento una forzatura, sia perché le distanze minime dall’abitato e dai ricettori sensibili non erano conformi alla realtà. Non si è tenuto conto che l’ufficio geologico regionale diede in principio ben due pareri sfavorevoli in quanto l’intervento è a ridosso di una zona R4 (area ad elevato rischio idraulico), non si è tenuto conto nemmeno delle numerose le proteste di contadini e piccoli allevatori  che segnalano il rifiuto da parte degli animali di abbeverarsi nei fossi al di sotto della discarica in esercizio.

E’ evidente che la presenza di un impianto di trattamento di rifiuti speciali a distanza ravvicinata al centro abitato riduce enormemente il valore architettonico, ambientale, antropologico, urbanistico del borgo, e limita le potenzialità economiche di quel valore per l’intera collettività, sconcertante che i progettisti possano aver affermato nella documentazione presenta  che si tratta di un danno collaterale marginalevista da una piccola comunità d’individui, in virtù della densità della popolazione non troppo elevata” come dire “siete quattro gatti e dovete  sopportare il disagio”!!!

Se non si riuscirà a scongiurare l’ampliamento della discarica, la cui capacità volumetrica passerà  a oltre 500mila metri cubi, essa diventerebbe la discarica più grande d’Europa nel settore dei rifiuti petroliferi – fanghi, amianto e altri rifiuti speciali solidi –  a cui si aggiungeranno altri rifiuti classificati come “speciali non pericolosi”. Rifiuti che sembrerebbe arrivino per l’80% da fuori regione e in particolare dal Nord. Potenzialmente la discarica potrebbe arrivare a 1,2milioni di metri cubi. Un vero disastro se è vero che i piezometri a valle della discarica avrebbero già evidenziato in passato inquinamento da metalli pesanti nella falda acquifera.

La discarica di Guardia Perticara, in una regione sveglia e civilmente attrezzata, dovrebbe rappresentare un simbolo di lotta contro i predatori del territorio. Sindacati, associazionismo, movimenti, dovrebbero organizzare una mobilitazione a carattere regionale per impedire che quel mostro di discarica sopravviva. Per impedire che si continui sulla strada del depauperamento del territorio a vantaggio dell’arricchimento dei signori del profitto.

L’autorizzazione della Regione Basilicata all’ampliamento mastodontico dell’impianto sarebbe un cedimento ai potentati del business. Si sottrae ossigeno e risorse alle comunità locali, si calpesta l’interesse pubblico a vantaggio del profitto privato.

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