Referendum, analisi del risultato

Referendum, analisi del risultatoReferendum, analisi del risultato

A urne chiuse facciamo qualche riflessione sui risultati del referendum anti-trivelle.

Tanto per cominciare negli ultimi vent’anni su 8 giornate referendarie solo 7 volte si è raggiunto il quorum, quindi gli italiani sono sempre più restii ad esercitare il diritto-dovere del voto se è vero, come è vero, che anche per le elezioni politiche ed amministrative il numero dei votanti è sceso clamorosamente. Quindi Renzi ha poco di che vantarsi, la gente non è andata a votare confermando un trend consolidatosi nel tempo.

Q copia

Altra questione non secondaria è la scarsa informazione sui media nazionale.

Magari non sarà stato un elemento decisivo ma la circostanza che ieri era una giornata estiva e molti hanno preferito approfittarne, è da mettere in conto per giustificare  la bassa percentuale dei votanti.

Però 15 milioni e mezzo di Italiani si sono recati alle urne ed hanno espresso il loro pensiero, il 32% degli aventi diritto al voto qualcosa l’hanno detta, l’85% ha detto no alla proroga delle concessioni ed è un dato che si deve tenere in considerazione.

Andando a leggere i dati a livello regionale i ragionamenti si fanno più complessi.

Riepilogo

Vergognosi i dati relativi alle percentuali dei votanti in Calabria e Campania, dove solo il 26% degli aventi diritto ha votato, entrambe le regioni hanno coste da salvaguardare ma la maggioranza dei residenti ha preferito non pronunciarsi, la Campania è terra dei fuochi la Calabria terra di malavita con interessi nel malaffare dei rifiuti….. Anche il 28% in Sicilia è inquietante considerati i disastri ambientali arrecati dalle estrazioni con migliaia di ammalati e tanti morti causati dall’inquinamento.

Non scandalizza il 25%  dei votanti in Trentino e il 28% in Umbria  regioni non  bagnate dal mare.

La Basilicata stavolta ha alzato la testa è ha votato in modo coerente, unica regione ad aver superato il quorum, non poteva e non doveva essere diversamente. Da noi ci sono i giacimenti in terra ferma più grandi d’Europa, ci sono richieste delle compagnie che vorrebbero trivellare gran parte del suolo lucano incuranti del fatto che i pozzi per estrarre gas e petrolio si trovano praticamente a due passi da dove la gente ci vive e lavoro.

Finalmente gran parte dei lucani hanno avuto uno scatto d’orgoglio e nelle urne hanno manifestato il loro netto diniego ad essere trivellati.

Ma a leggere i dati per singolo comune c’è da fare qualche amara riflessione.

Coerenti gli abitanti di Policoro che con il 61% di votanti hanno detto chiaro e tondo che a loro il mare non lo devono toccare, la cittadina Jonica punta su turismo ed agricoltura.

Brindisi di Montagna è sto il comune con la più alta percentuale di votanti, 61,61 e questo voto è un chiaro segnale per negare il consenso a chi vuol spertugiare le montagne a due passi dalle dolomiti lucane.

Molto positivo il riscontro nei due capoluoghi, Potenza con il 58% e Matera con oltre 57% hanno risposto molto bene.

Com’è andato il voto nei comuni interessati dalle estrazioni? Vediamolo.

Viggiano capitale incontrastata delle trivelle ha risposto decentemente con un 37%, Marsicovetere non è stato da meno con un il 38%, significativo il 48% di Montemurro che ospita il famigerato pozzo di reiniezione. Dove i pozzi non sono a regime, nella valle del Sauro, in commentabile il dato di Corleto Perticara dove meno del 30% degli aventi diritto è andato a votare. Il comune con la più bassa percentuale di voto è Garaguso nel materano con un misero 25% di votanti, paese-polvere di 1.000 abitanti è un simbolo dello spopolamento e della sfiducia verso le istituzioni.

Non sfugge a molti che il referendum ha assunto un significato particolare all’interno del PD, partito dilaniato da guerre interne, al governatore della Puglia si rimprovera di aver cavalcato i temi ambientali per la sua personale guerra contro Renzi. In Basilicata i cosiddetti “dissidenti” dalla linea renziana hanno fatto una intensa campagna a favore del SI e considerati i risultati nella nostra regione non si escludono rese dei conti cruente che determineranno i nuovi vertici del partito-regione.

Unico dato incontrovertibile è che  quasi il 97% dei votanti lucani è contrario alla devastazione in terra ed in mare causate dalle estrazioni di gas e petrolio e qualche cosa, necessariamente, dovrà cambiare.

 

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