Potenza, la città della povertà sommersa

Con il crescere del disagio sociale, in spaventoso aumento, le Associazioni impegnate nel dare sostegno alle famiglie in difficoltà potenziano la rete delle strutture, lunedì scorso a Bucaletto è sorto il Centro di Orientamento, Accompagnamento e Aiuto alla Famiglia, gestito in “rete da Caritas, ACLI, il Servizio Sociale del Comune, l’associazione CODICI e l’ A.R.C.A.T., una importante struttura a servizio del quartiere, il centro, che ha come slogan “Ricomincio da tre,” è intitolato ad un volontario scomparso di recente. Cerimonia di inaugurazione con la presenza dei responsabili delle varie associazioni, il Sindaco, dell’Arcivescovo Superbo e i tanti volontari della Caritas, non poteva mancare Don Peppino Nolè, storica colonna del volontariato della Caritas potentina, parroco della Chiesa di San Giuseppe.

E proprio nella parrocchia di Don Peppino siamo stati martedì a “visitare” la sede parrocchiale della Caritas nel popolare Rione Lucania. Il martedì è giorno di apertura sia per ricevere viveri, generi di conforto ed indumenti ma è anche il giorno i cui molti indigenti vengono a ritirare viveri ed indumenti. I tre operatori della Caritas di Rione Lucania ci fanno visitare i locali, sugli scaffali c’è poca merce, pacchi di pasta, riso; in alcuni cartoni lenzuola, coperte, vestitini per bambini, sulle grucce ordinatamente disposti vestiti semi nuovi.

Ci spiegano che mensilmente vengono assistite una cinquantina di persone, rispetto al passato nella sede Caritas di Rione Lucania c’è minor disponibilità e poco assortimento di generi alimentari, il formaggio, per esempio, molto richiesto, non si trova sempre. I prodotti sugli scaffali hanno tutti il marchio dell’Unione Europea in quanto la quasi totalità dei prodotti arriva proprio dall’UE.

Raggiungiamo don Peppino negli uffici parrocchiali, ci accoglie allargando le braccia, come dire, “più di quello che facciamo non possiamo fare”. Per anni nei locali della Caritas di Rione Lucania sono transitati gli indigenti della città, oggi la situazione s’è fatta molto critica. Sono aumentate le persone precipitate nell’inferno della povertà ma sono diminuite, riferisce con amarezza don Peppino, di circa il 70 %, le risorse a disposizione. Commercianti e famiglie che generosamente mettevano a disposizione quanto nelle loro possibilità oggi devono fare anche loro i conti con la recessione. Se non fosse per le rimesse dell’economato diocesano che distribuisce i proventi dell’ 8 per mille, la situazione sarebbe catastrofica.

Con aria sconsolata, fumando nervosamente una sigaretta, don Peppino ci parla dei tanti casi pietosi a cui si cerca di dare un minimo di sostegno, non ci vuole indicare casi particolari ma mentre parliamo arriva una telefonata, si tratta di uno dei casi di cui stavamo parlando, un bambino che ha bisogno di cure per una grave malattia e la famiglia non ha risorse per affrontare le spese sanitarie. In questi casi ed in tanti casi simili, giocoforza, don Peppino non lo dice esplicitamente,  ma mette mano alla sua pensione, sull’argomento è normale che l’anziano prete non vuol parlare.

Fra l’altro, sono i volontari della Caritas della Parrocchia di San Giuseppe a riferirlo, fra i tanti casi davvero pietosi si deve far i conti con squallidi personaggi che si travestono da poveri per arraffare quel che possono, ci raccontano di persone che vanno ad approvvigionarsi, pur in assenza di reale bisogno, presso tutte le sedi Caritas della città, qualcuno proviene anche da fuori regione, da Sala Consilina per esempio, per far incetta di prodotti alimentari. Per non disperdere le poche risorse a disposizione, per assistere i veri bisognosi, gli operatori della Caritas di Rione Lucania propongono un censimento delle famiglie abbisognevoli di un aiuto e solo a loro dedicare le attenzioni.

Attenzioni che merita A.L  un uomo di 45 anni, diplomato che da un paio di anni lavora saltuariamente nel settore immobiliare   guadagna poco e non riesce a pagare nemmeno l’affitto di una camera , nei mesi scorsi si è rivolto al Comune che gli ha dato un piccolo aiuto, adesso non ha nessuno a cui rivolgersi, il proprietario della camera ovviamente, sebbene disponibile, deve  essere pagato. A.L. si è rivolto anche alla Caritas da cui ha avuto degli alimenti ,è stato aiutato da un amico, ma tutto questo non basta e sebbene affronti con dignità questa situazione si sente disperato. Naturalmente si è rivolto a tante persone e istituzioni con scarsi risultati, non riesce a trovare un altro lavoro, è questo il classico caso in cui si diventa poveri solo perché si perde il lavoro.

(dal settimanale Controsenso del 22 giugno 2013)

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