Le voci di una fontana, l’ultimo libro di Galdino Zaccardo

Le voci di una fontana, l’ultimo libro di Galdino Zaccardo

copertinaLe voci di una fontana, l’ultimo libro di Galdino zaccardo

Galdino Zaccardo è un autore molto prolifico, potentino di nascita ha sempre vissuto nella “sua” Muro Lucano ed alla propria città fanno riferimento le undici pubblicazioni, racconti, romanzi, biografie, saggi storici,  che hanno preceduto l’ultima fatica letteraria di Zaccardo “Le voci di una fontana”, un racconto ambientato nell’800 in una non identificabile località del meridione d’Italia. Lo scrittore murese è molto attivo sui social con immagini, parole e video che hanno fatto conoscere ad una vasta platea di internauti la storia, le tradizioni  e le vicissitudini di Muro Lucano.

“Le voci di una fontana” è un romanzo che Cosimo Ponte, presidente di Unitre di Muro Lucano, nella prefazione del libro, paragona lo stile della scrittura del racconto a quello di Carlo Levi, ed in effetti Zaccardo, al pari dell’esule Levi, manifesta il suo smisurato amore per il luogo ove egli vive.

Il racconto è suddiviso in piccoli capitoli apparentemente non concatenati fra di loro ma che invece seguono uno stesso filo conduttore. Sono narrate storie di miseria, povertà, sofferenze in un contesto sociale quasi primitivo ma dove la  dignità e la fratellanza sono valori primari in un contesto dove la parola “proprietà” è sconosciuta alla popolazione in quanto appannaggio esclusivo di veri e propri feudatari.

I personaggi del racconto sono quelli della civiltà contadina di una non definita località dell’entroterra del meridione d’Italia, gente umile e sottomessa ai “padroni”, uomini e donne  che si spaccano la schiena nei campi dall’alba al tramonto per sfamare la famiglia, senza una prospettiva di migliorare la propria condizione; la rassegnazione la fa da padrona e la speranza di un cambiamento è rappresentata dai briganti. La quotidianità viene vissuta con rassegnazione ma con la speranza che un giorno la povertà, le vessazioni, le violenze verranno sconfitte ed il riscatto di un popolo sarà favorito da quei briganti che vivevano ai margini della società.

Le storie personali dei protagonisti raccontano di Antonio, pastore per conto del padrone che diventa amico del brigante Carmine, di Maria, giovane “single” che per campare si umilia a fare i lavori più disparati ricevendo in cambio tante umiliazioni e pochi corrispettivi.

Don Luigi è l’anziano parroco della piccola comunità vittima dei bulli di paese ma che poi, forse per l’intervento della divina provvidenza, avviene il pentimento e la “conversione”.

Usanza dell’epoca erano i matrimoni combinati e Rosina, appena sedicenne, fu obbligata a sposare un vedovo benestante e, dopo essere diventata a sua volta vedova, si ritrova a mandare avanti la famiglia nei terreni ricevuti in eredità e proprio ai margini di quei terreni si verifica il “contatto” con un brigante rimasto ferito accidentalmente.

Punto di contatto della gente era la piazza, e Zaccardo la descrive in maniera deliziosa, tanti piccoli locali dove gli artigiani svolgevano le proprie attività usando attrezzature ed utensili del tempo e proprio in quella piazza  il ciabattino “adottò” un discepolo che lo salvò dalle grinfie delle guardie per un misero debito che venne estinte dal ragazzo.

Non poteva mancare nel racconto la figura del medico, il “dottore” a cui era affidato il compito di curare, con scarsi mezzi, le malattie tipiche di un modo di vivere che accomunava sotto uno stesso tetto uomini ed animali e con l’igiene del tutto trascurata per cui spesso capitava che le famiglie si ritrovavano senza sostentamento per la prematura dipartita dei genitori e per i figli si apriva il portone dell’orfanotrofio,  solo per pochi c’era la possibilità dell’adozione.

Se non emigravano i figli intraprendevano il mestiere del padre che come prospettiva futura, genitori che al termine di una vita di lavoro, si facevano compagnia con la solitudine.

La speranza di una vita migliore la si intravedeva e la buona novella la portava il figlio del “padrone” di Giovanni, zappatore che coltivava le terre del padre di Michele che partito per Napoli per studiare ha maturato la convinzione che le terre andavano assegnate a chi le coltivava….. e così fu. Il brigante Carmine e lo studente, figlio di un “barone”, sono i punti di riferimento della ribellione che prendeva forma attorno alla fontana a cui tutti attingevano l’acqua per le proprie esigenze.

La storia raccontata da Zaccardo pur se ambientata nel 1800 ha una sua continuità nel presente, storie di disagio e di sfruttati sono il cancro della società dei tempi nostri, qui nel meridione in maniera più  che altrove.

Il libro, al momento, è acquistabile esclusivamente on line collegandosi al seguente link:

https://www.youcanprint.it/fiction-generale/le-voci-di-una-fontana-9788831614962.html

 

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