La Storia dell’Invicta Potenza ( 1965-1984)

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Tratto da “ Il sogno americano di una generazione del dopoguerra – Storia del basket potentino dai tempi eroici ai giorni nostri”  Editore Amministrazione Comunale di Potenza 2006 

 

di Nicola Bux

 

Sul periodico “Basket, The Wolves Magazine” dell’ Associazione Sportiva Potenza 84, sottolineai nel 1988 il felice momento tecnico ed organizzativo della squadra, all’epoca sponsorizzata dalla Banca di Lucania.

 

Il titolo dell’intervento “La terza era del basket potentino” servì a descrivere la fase di passaggio da una “pallacanestro pionieristica” sui campi all’aperto e con tabelloni di legno, a quella più organizzata e spettacolare, conseguenza del maggiore sviluppo economico della città e di una accresciuta professionalità degli addetti ai lavori.

 

Mi soffermai sui crescenti interessi pubblicitari di alcune aziende ed istituti bancari locali, disposti a finanziare gli sport minori, e descrissi l’avvio di una nuova fase di sviluppo, nella quale proprio  “Potenza 84” avrebbe costituito la punta di diamante del movimento cestistico maschile, potendo contare su maggiori mezzi finanziari, su tecnici e giocatori professionisti e su una organizzazione dirigenziale attenta soprattutto alla programmazione.

 

L’auspicio era quello che “Potenza 84” facesse dimenticare il glorioso periodo dell’Invicta Potenza, con un nuovo ciclo di risultati per riportare la città nelle serie superiori, fino all’attuale B2.

 

L’A.S.Potenza 84, sponsorizzata dalla Levoni Salumi, ha poi raggiunto tale obiettivo nella stagione sportiva 1996-1997, dopo alterne annate di risultati, ma ha anche sfiorato recentemente la promozione in B1, che rappresenterebbe quell’ulteriore salto di qualità sul terzo gradino nella scala dei valori nazionali assoluti, mai raggiunto da squadre di Potenza.

 

Oggi la stessa società si appresta ad avviare un nuovo ciclo di attività e di risultati, potendo avvalersi dell’ulteriore rafforzamento tecnico ed organizzativo, rappresentato dalla recente fusione con un’altra importante forza cestistica locale, la Team Basket di Potenza, emersa nell’ultimo decennio e militante nell’anno 2004/05 nel campionato nazionale di serie C1.

 

Tale aggregazione di risorse umane e finanziarie sarà utile all’ulteriore crescita del basket locale, in quanto appare la giusta formula per poter competere con altre realtà più forti tecnicamente ed economicamente .

 

La pallacanestro maschile potentina ha, comunque, già conosciuto altri momenti di integrazione o fusione sportiva, che hanno dato linfa al movimento cestistico locale, permettendo di attrezzare formazioni più competitive, favorendo il continuo ricambio generazionale di giocatori ed allenatori esclusivamente locali e sperimentando modelli organizzativi meno dilettantistici.

11- (14-5-78 )Promozione in C

 

Scorrendo alcuni appunti della mia raccolta di statistiche, foto, referti di gara e vecchi articoli di quotidiani, proverò a descrivere alcune di queste tappe:

 

  • nel 1965, sulle ceneri della Cestistica Potenza nacque l’Invicta, incardinata nel gruppo della Libertas di Peppino Sabia, che grazie all’innesto di alcuni giovani giocatori del Club Atletico di Dino Rossi e Nicola Dores, partecipò al primo campionato nazionale di serie C;
  • nel 1972 l’Invicta Potenza di Tommaso De Angelis, militante nel campionato di serie D si rafforzò con l’innesto dei giovani del Club Atletico di Gigino Lomagro, raggiungendo  l’obiettivo della serie C, attraverso la riformulazione dei gironi nazionali nel 1973, e la  partecipazione alla poule B nazionale nel 1974;
  • nel 1977 l’Invicta Potenza di Nicola Bux, militante nel campionato di serie C1 si avvalse del prestito di alcuni giocatori dell’Intercontinentale di Gigino Lomagro per rafforzare l’organico di una squadra che conquistò la fase di passaggio alla poule B nazionale;
  • nel 1984, sulle ceneri dell’Invicta Potenza retrocessa in serie D e della New Man di Rocco Furore, si pervenne all’ennesima fusione tecnica, costituendo anche una nuova Società, aperta a nuovi imprenditori e professionisti locali, cui venne dato il nome di “Potenza 84”, proprio per esaltare l’inizio di quella nuova era, di cui parlavo agli inizi.

 

L’era più nuova della pallacanestro potentina è da collegare certamente ai primi anni sessanta, allorquando la pallacanestro maschile lasciava la fase dilettantistica della partecipazione ad a incontri a carattere locale, fra studenti universitari e atleti dei Centro Sportivo Italiano, e a saltuari tornei federali su scala prevalentemente regionale, per entrare stabilmente nel circuito ufficiale dei campionati  nazionali.

 

Nei primi anni della palestra Coni, 1958/60, il Prof. Nino Caselli, insegnante di educazione fisica con una profonda passione e competenza per molte discipline sportive, andava selezionando  nelle scuole medie giovani atleti da avviare alla pratica della pallacanestro, i quali dopo un durissimo ciclo di allenamenti sui fondamentali di attacco, venivano affidati alle diverse squadre dell’epoca: Cestistica, Sporting, Stella Azzurra, Club Atletico, Edera, Giglio Rosso, Fiamma.

 

Nascita di un vero movimento cestistico

 

Cominciò, così, a prendere piede un vero movimento cestistico con la possibilità di  programmare le attività, con formali tesseramenti federali e partecipazione sia ai campionati giovanili regionali sia a tornei federali.

 

Tale favorevole momento venne colto dalla Libertas Invicta, già impegnata nel calcio e nell’atletica leggera, allorquando nel 1965 la Federazione Nazionale Pallacanestro, dopo la riorganizzazione delle serie e gironi nazionali, fino a quel momento divisi su base prevalentemente regionale, aprì la partecipazione a società accreditate che potessero avere buone basi organizzative.

 

La maggiore capacità organizzativa e finanziaria della Libertas Invicta di Peppino Sabia, che contava sulla presidenza onoraria dell’uomo politico più noto ed affermato della Basilicata, l’On. Emilio Colombo, e sull’appoggio del partito della Democrazia Cristiana, permise di allestire una formazione che rappresentava il meglio del panorama cestistico locale, degna di partecipare al primo campionato nazionale di serie C.

 

Si ritrovarono per la prima volta insieme gli esperti della famosa Cestistica Potenza (Cerverizzo, De Angelis, Di Nuzzo, Dores, Fusco, Buoncristiano) e i giovani del Club Atletico di Dino Rossi, cresciti sotto l’attenta conduzione tecnica di Nicola Dores, nel ruolo di allenatore, che in quegli anni si erano distinti in numerose finali interregionali di campionati giovanili (Boccia, Bux, D’ottavio, Galella, Rizzitiello, Volta).

 

Dopo quella prima fusione, nel primo campionato di serie C 1965/66, il capitano Nicola Dores assunse anche il  compito di allenatore, ma il livello delle altre squadre pugliesi era troppo elevato per le squadre lucane, (partecipavano anche lo Sporting e la Stezza Azzurra di Matera) e l’Invicta con il nono posto in classifica retrocesse in serie D, in un campionato vinto dalla Libertas Foggia contro altre squadre fortissime come la Ricciardi Taranto e l’Enel Bari.

 

Nei successivi campionati, per molti anni si rimase nel limbo della Serie D, con buoni piazzamenti di media classifica, ma proseguì costantemente il ringiovanimento della squadra con l’inserimento dei giovani del vivaio del’Invicta  e della Fiamma Potenza.

 

Della vecchia guardia, infatti, rimasero col trascorrere degli anni solo Salvatore Cerverizzo e Luigi Buoncristiano che con Nicola Bux, Ennio Galella e Tonio D’ottavio costituivano l’ossatura principale, che pian piano si arricchì del sostanziale contributo di altri nuovi talenti: Sergio La Guardia, Tonino Santangelo, Pietro Guardia ed il compianto fratello Lucio.

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Si continuò, comunque, a partecipare ai campionati nazionali di serie D, a volte nel girone pugliese,  altre volte in quello campano, con alterni risultati, ma il fatto più significativo era dato dal progressivo miglioramento tecnico di tutta la squadra.

 

Tommaso De Angelis abbandò le vesti di play maker per assumere pienamente nella stagione 1967/68 il ruolo di allenatore dopo aver partecipato ai relativi corsi federali.

 

Nacque la fase della programmazione tecnica degli allenamenti: non solo fondamentali individuali, ma soprattutto attacchi organizzati di squadra, studio delle formazioni avversarie, molta difesa individuale, sistemi difensivi di “aiuto e recupero”, nuove difese a zona e tanta preparazione atletica ed isometrica.

 

Le sedute di allenamento erano vere e proprie lezioni di tecnica cestistica con un lavoro intenso ed  impegnativo per poter competere proprio contro squadre più dotate.

 

Si continuava, infatti, a giocare con affanno contro giocatori di  maggiore prestanza fisica, come erano i giganti del Puteoli Pozzuoli, della Libertas Lecce, della Hadria Monopoli, della Fiamma Taranto e della Pallacanestro Napoli, ma in quegli anni non erano ammessi distrazioni sotto-canestro e il “taglia fuori difensivo” diventava un fondamentale importante anche nella preparazione settimanale.

 

Le vittorie, finalmente, cominciarono ad arrivare: 5 nel campionato 1967/68; 9 nel 68/69, allorquando partecipava anche il Club Atletico di Gigino Lomagro; 11 nel campionato 69/70, 11 nell’anno 70/71 e 7 nel campionato 71/72.

 

Nel primo periodo dell’Invicta furono molti i cestisti che si susseguirono e si misero in luce soprattutto in chiave offensiva: Dores, forte nel palleggio e nella penetrazione con 220 punti fu il primo realizzatore nel 1966, Di Nuzzo, agilissimo in contropiede e micidiale dalla distanza con 219 punti lo fu nel 1967; a seguire Bux nel 68 con 243 punti, Galella nel 69 con 271 punti e D’ottavio,  grande ed incontrollabile mattatore negli anni 1970/71/72, bombardava da ogni parte del campo la retina rispettivamente con 206, 314 e 246 punti.

 

Si distinsero in attacco anche altri importanti cestisti: il play Cerverizzo, con 191 punti nel 1966, l’ala La Guardia Pompeo con 191 punti nel ‘72, il pivot Santangelo con 164 punti nel ‘70, il play Guardia Lucio con 162 punti nel ‘70, il centro Guardia Pietro con 134 punti nel ‘69, l’ala De Rocco con 130 punti nel ‘68, il pivot Buoncristiano con 126 nel ‘69, il play La Guardia Sergio con 126 punti nel ‘70, il centro Pafundi 120 punti nel ‘72, il play Di Tolla 73 punti nel ‘72.

 

In quegli anni la palestra Coni si era affollata non solo di centinaia di tifosi, ma soprattutto di genitori e figli desiderosi di avvicinarsi alla pallacanestro; era infatti cresciuta una nuova generazione di dirigenti e allenatori con vere e proprie scuole di mini-basket e centri giovanili: la Libertas Invicta di Salvatore Nicastro, Carmine Ferri, Nicola Bux, Ennio Galella ed il  Club Atletico Intercontinentale di Potenza di Nino Masella, Gigino Lomagro e Antonio Ligrani.

 

Da questo importante movimento cestistico e nuovo modello organizzativo veniva assicurato alle prime quadre di Potenza il giusto ricambio generazionale che in maniera più forte e significativa si realizzava nel 1972/73, con una seconda fusione di giocatori appartenenti a squadre diverse.

 

Fuori dalla scena gli ultimi “baluardi” di De Angelis, dentro i giovani di Lomagro

 

Con il nuovo campionato di serie D, 1972/73, uscirono di scena gli ultimi baluardi della precedente generazione – Bux, D’ottavio e Galella – e si pervenne ad un accordo fra le due squadre giovanili di  Potenza proprio per far giocare finalmente insieme i migliori elementi dei due vivai giovanili; il tutto all’insegna non solo di una integrazione funzionale fra cestisti in possesso di doti fisiche e tecniche notevoli, ma anche della riconfermata amicizia di tanti giovani, avversari solo in palestra ma amici nella vita di tutti i giorni, nello struscio di Via Pretoria e nei Mak P 100 studenteschi di fine anno.

 

Sotto la guida di Tommaso De Angelis si ritrovarono per la prima volta insieme Bilotti, De Rosa, Molfese, Saponara,  Viaggiano, Pace, del Club Atletico, e Di Tolla, D’Errico, Ottavio, Pafundi, Volta, Stanco, i fratelli Ginefra e La Guardia, dell’ Invicta.

 

Si era certi che questo fortissimo gruppo avrebbe riportato la pallacanestro ad un livello superiore, la serie C, grazie ad una preparazione decisamente superiore alla media in circolazione in altre città vicine, pur sapendo che si sarebbe dovuto fare i conti con quelle squadre già alle soglie del professionismo.

 

Nel 1973, la nuova Invicta aveva, comunque, tutte le carte in regola per emergere, nonostante la troppo giovane età dei cestisti, gran parte dei quali nati fra il ‘54 e il ’55.

 

Il gioco diventava più veloce ed aggressivo, il pressing era un’arma tattica insuperabile, il contropiede si presentava spesso micidiale con Bilotti, De Rosa e Di Tolla, il gioco sotto i tabelloni non era più un handicap perché Molfese, Pafundi, Ottavio, Viggiano facevano valere, oltre alla tecnica, soprattutto tempismo ed elevazione eccezionali.

 

Il primo campionato della fusione, la serie D del 1972/73, fu utile per ricostruire gioco e affiatamento fra i nuovi cestisti ma furono le due stagioni successive, 73/74 e 74/75, a portare molte soddisfazioni e risultanti esaltanti, prima alle spalle della mitica Ovomaltina Napoli, che addirittura si interessò dell’emergente talento di Molfese per inserirlo nella propria formazione appena promossa in Serie B, e successivamente alle spalle del famoso Viola Reggio Calabria che a distanza di qualche anno si sarebbe affermata fra le migliori squadre di Serie A.

 

Grazie anche a questi risultati l’Invicta si ritrovò ad essere recuperata nella nuova serie C, allargata a più squadre, dopo la riformulazione dei campionati nazionale e la nascita della serie A1 e A2.

 

Purtroppo, come a volte accade anche nello sport, non sempre si riesce a cogliere subito quei segnali critici che possono anticipare la caduta dei valori e dei risultati: nella stagione 1975/76 si verificò, quasi a sorpresa, una caduta di risultati, con la conseguenza di una nuova retrocessione in serie D, a distanza di 10 anni dalla prima avvenuta nel 1965/66.

 

Alla base della crisi vi fu senza dubbio la crescita delle squadre avversarie, favorite dal   professionismo già dilagante di allenatori e giocatori in giro per l’Italia, mentre sul nostro versante si assistette a qualche indebolimento della struttura tecnica ma soprattutto per l’impegno crescente di gran parte dei giocatori nell’affrontare gli studi universitari e spostarsi a Potenza per gli allenamenti e  le partite settimanali.

 

Conseguentemente, le sedute di allenamento a ranghi spesso incompleti, l’impossibilità di programmare bene il gioco di squadra, la difficoltà di motivare economicamente i propri giocatori, l’impossibilità di rinforzarsi con giocatori esterni e, più di tutto, l’assenza di un elemento fondamentale come Molfese, chiamato a fare un’esperienza nell’Ovomaltina di Napoli, determinarono la brutta stagione del 1975/76.

 

Anche i tifosi, che in tante battaglie rappresentavano il “il sesto uomo in campo” cominciarono a disertare la palestra Coni.

 

Nel 1976/77, con la squadra retrocessa in serie D, si ritenne di ripartire con nuovi stimoli, una diversa conduzione tecnica e l’inserimento di cestisti più giovani, primo fra tutti Edmondo Landi, classe 1962, cresciuto nel vivaio dell’Invicta giovanile dell’allenatore Bux nel gruppo dei cadetti e degli allievi, del 1960/61/62, accanto ad altri: Peppe Angiulli, Vicenzo Contristano, Antonello Romano, Antonino Mortella, Michele Blasi,Walter Procaccio, De Marca Dario.

 

Ebbe inizio, così, un nuovo importante capitolo della storia dell’Invicta Potenza:

  • il presidente Peppino Sabia, pur continuando a lamentarsi per la mancanza di risorse, tesseva le fila fra gli amici della D.C. per assicurarsi finanziamenti dagli imprenditori locali e acquisire anche importanti sponsorizzazioni come quelle della Banca Popolare di Pescopagano, prima,  e della Gabbioni Padula, dopo;
  • i dirigenti Salvatore Cerverizzo, Walter Laurenzana, Carmine Ferri e Gianfranco Mancini, imprimevano alla squadra una prima impronta di managerialità sportiva e sperimentavano le prime campagne di abbonamenti;
  • l’allenatore Bux, tesserato come allenatore nazionale, avviava la nuova fase di integrazione tecnica con i più giovani del vivaio, utilizzando la forza e l’esperienza già collaudata dei ragazzi del gruppo 1954-55, l’innesto del giovane pivot Landi ed il recupero pieno di Pierluigi Volta e Peppino Ginefra;
  • i giocatori cominciavano a ritrovare, nei primi “premi partita” e nei compensi per i gettoni di presenza agli allenamenti, uno stimolo ulteriore ad impegnarsi, sia pure proseguendo negli  impegnativi studi presso lontane sedi universitarie;
  • le trasferte, inoltre, diventavano più comode e sicure, non più con i difficili collegamenti ferroviari o nello scomodo pulmino della Libertas, ma sempre più spesso nei più sicuri e lussuosi autobus di Felice Camera, il portafortuna dell’Invicta.

 

Nell’anno 1976/77 la Federazione Italiana Pallacanestro apportò un’ulteriore modifica allo svolgimento dei campionati di serie D, con due fasi diverse, che avrebbero permesso in base alla classifica finale della prima fase di partecipare alla seconda, denominata poule C, per cercare la promozione nella serie C dell’anno successivo, oppure alla poule D per evitare la retrocessione nelle serie regionali.

 

I risultati tecnici furono subito positivi  e con 14 vittorie si raggiunse il terzo posto nella poule C di promozione senza ovviamente accedere alla serie superiore; l’appuntamento venne rinviato di un anno.

 

Si misero in luce come marcatori Saponara, Molfese, Bilotti, Volta e per la prima volta il giovane Landi, ma sulla mancata promozione in Serie C aveva pesato probabilmente l’assenza di De Rosa che quell’anno fece la sua unica ed importante esperienza esterna nel San Severo, accanto al famoso giocatore Walter Magnifico, approdato poi nella Scovolini Pesaro e nella nazionale italiana.

 

La stagione 1977/78 si presentò subito come l’anno del successo più completo, con un dominio assoluto nel girone pugliese di serie D, conquistando nella prima fase, la partecipazione alla poule C di promozione, e successivamente il primo posto nella classifica finale per la promozione in serie C.

 

Il gioco era diventato particolarmente fluido e spettacolare, gli schemi erano opportunamente memorizzati ma anche l’inventiva e l’estro emergevano con immediatezza.

 

Si affermava soprattutto, il “passing game” che permetteva a De Rosa, Bilotti e Ginefra di andare a canestro con penetrazioni brevi, il “blocco cieco” sul lato opposto per portare l’incontenibile Landi a giocare uno contro uno dalla lunetta, il “contropiede residuo” per sorprendere, con Molfese e Saponara, gli avversari prima ancora del loro schieramento difensivo.

 

Nei momenti più difficili scattava, invece, la zona press 1-2-1-1 che quasi sempre rappresentava una trappola per gli avversari; quando invece gli stessi avversari difendevano con quattro uomini a zona ed uno in pressing sul “bombardiere” De Rosa, emergeva l’intelligenza tattica di Bilotti con i lunghi chiamati a giocare in una posizione più lontana da canestro e De Rosa nelle insolite posizioni di “post flash” o “pivot basso”.

 

Gli avversari a volte conseguivano qualche vantaggio, ma più spesso erano costretti a cambiare tattica e, se si riusciva ad entrare nell’ultimo minuto di gara con qualche vantaggio di punti, era quasi impossibile perdere palla per il quintetto in campo, perché scattava l’applicazione sul campo dell’esercizio finale di ogni allenamento: “i cinquanta passaggi a seguire senza alcun tocco o interruzione degli avverari”.

 

Il 14 maggio del 1978 venne scritta una delle pagine più belle della pallacanestro lucana: la vittoria dell’Invicta Banca di Pescopagano contro lo Smefar Foggia, col netto punteggio di 111 a 78, nell’ultima partita della poule per la promozione in serie C.

 

Era il coronamento di un’annata irripetibile: 24 vittorie e solo 4 sconfitte fuori casa; 88 punti di media in attacco e 78 in difesa; 3 importanti colpi in trasferta contro squadre d’alta classifica, a Monopoli per 92 a 91, a Trani per 86 a 75 e a Foggia per 85 a 82.

 

De Rosa concluse l’anno con 555 punti ad una media eccezionale di 31 punti a partita, ma anche gli altri non furono da meno: Landi 236 punti, Bilotti 215, Saponara 199, Molfese 135, Ginefra 78, Volta 69, Pace 34, Angiulli 24, Viaggiano 18, Pafundi  17.

 

 

Momento esaltante per l’Invicta Potenza: la poule B

 

La promozione in serie C era la prima effettivamente acquisita sul campo di gioco e, a fine gara, i festeggiamenti durarono molte ore, con applausi e premi per tutti i protagonisti alla  presenza di numerose autorità e importanti testate giornalistiche.

 

Quell’evento fece crescere l’entusiasmo in tutto l’ambiente cestistico, i tifosi diventarono sempre più numerosi, aumentò il numero delle società tesserate ai vari campionati anche a livello femminile, ed emerse anche il valore di una seconda squadra di Potenza, l’Intecontinentale di Gigino Lomagro, che malgrado la retrocessione in Promozione, avvenuta proprio nella stessa stagione 77/78, mise in luce nuovi  talenti giovanili.

 

Aumentarono anche la forza ed il valore delle formazioni di altre realtà territoriali, concorrenti dell’Invicta, ma l’antagonismo storico con l’Intercontinentale non permise di avvalersi del contributo di cestisti bravi come Mariangelo Bove, Gino De Cunto, Maurizio De Fino, Giuseppe Di Camillo, Gianfranco Pace,  che rimasero bloccati purtroppo nelle serie minori.

 

Ancora oggi, molti si chiedono cosa sarebbe accaduto nella pallacanestro potentina se si fosse realizzata un’ennesima fusione fra i due gruppi; solo qualche anno più avanti alcuni di quei giovani fecero una breve ma importante esperienza nell’Invicta.

 

Nella nuova stagione 1978/79 la partecipazione alla serie C dell’Invicta di Potenza si arricchiva, però, della sponsorizzazione della Banca Popolare di Pescopagano, mentre la Federazione Italiana Pallacanestro aveva programmato una nuova articolazione ai campionati per l’anno successivo con la serie C, da sdoppiare per la prima volta in serie C1 e serie C2.

 

Gli obiettivi erano quindi duplici: raggiungere un buon piazzamento nella prima fase per partecipare alla poule B della seconda fase di promozione in serie B, assicurandosi anche la serie C1 nell’anno successivo; oppure, partecipare alla poule C nella seconda fase per conquistare uno dei primi due posti in classifica utili alla C1 dell’anno successivo; diversamente sarebbe scattata la retrocessione in serie D.

 

La prima fase si concluse con il quinto posto in classifica, su otto squadre partecipanti, dietro Scauri, Monopoli, Salerno e Assi Brindisi, dovendo quindi proseguire con la poule C.

 

L’Invicta, con 9 vittorie e 1 sola sconfitta, conseguì la prima posizione in classifica che le assicurò il passaggio in C1 nell’anno 1979/80, superando l’Eureka Lecce, il Cosenza, la Calabretti Taranto, il Mesagne e l’Olimpia Matera.

 

Era rimasta immutata la posizione nella gerarchia dei valori nei diversi campionati nazionali, al quarto gradino dopo la A1, la A2, la B (in quegli anni non esisteva la B1 e la B2 come oggi) e con un’annata molto positiva: 15 vittorie e 9 sconfitte fra le due fasi, con 2135 punti realizzati contro 2089 subiti, grandi realizzazioni da parte di De Rosa (669 punti in totale e 31 di media a partita), Molfese (415), Landi (370), Bilotti (315), oltre al buon inserimento di nuovi giovani, Angiulli, De Marca, Contristano, Procaccio, Ferri, Agostino.

 

Era ulteriormente migliorato l’assetto organizzativo del gioco in attacco e in difesa, ma soprattutto erano cresciuti gli apporti individuali: Landi, sempre più forte nei rimbalzi e nei movimenti stretti  sottocanestro; il pivot Volta, pedina indispensabile per  prendere spazi e caricare gli avversari di molti falli; il play Ginefra, abilissimo nel gioco fantasioso e veloce; Saponara, realizzatore di grande freddezza e difensore incontenibile contro quegli avversari più forti che occorreva bloccare a tutti i costi.

 

Con il passaggio nella serie C1 e con una diversa dimensione tecnica e geografica dei gironi nazionali, era necessario, però, presentarsi nella nuova stagione 1979/80 con maggiori credenziali.

 

Grazie all’impegno dei dirigenti Cerverizzo e Laurenzana, si riuscì quell’anno a concludere un accordo con l’Intecontinentale di Potenza per il prestito di un anno di Gianfranco Pace, Luigi De Cunto e Peppe Di Camillo, elementi utili a rinforzare la formazione sul piano tecnico e la “rosa” a disposizione dell’allenatore Bux.

 

La prima fase si concluse con l’Invicta al primo posto in classifica, insieme al Benevento, dopo avere superato formazioni prestigiosi, con atleti di indubbio valore tecnico: Marigliano, Latina, Palestrina, Torregreco, Falchetti Caserta, Pallacanestro Napoli.

 

Tutto l’ambiente era profondamente galvanizzato per il favorevole momento e per l’opportunità di partecipare per la seconda fase volta, nella storia della pallacanestro lucana alla poule B, tra l’altro contro squadre di regioni lontane, Marche ed Emilia, assolutamente sconosciute.

 

Al termine dell’entusiasmante  torneo, la classifica finale vide al primo e secondo posto, rispettivamente Lenco Osimo con punti 22 e Tognana Monopoli con punti 20, entrambe promosse in serie B, e a seguire San Severo (18 punti), Porto San Giorgio (16 punti) e al quinto posto Invicta unitamente a Stamura Ancona, Vis Pesaro e Benevento, tutte con 10 punti.

 

Le prestazioni dell’Invicta furono sempre efficaci ed esaltanti, ma forse l’emozione di incontrare squadre più blasonate e con maggiore prestanza fisica compromise il cammino proprio fra le mura di casa, dove l’Invicta non perdeva da tre anni.

 

Comunque il gioco dei potentini era spettacolare, senza badare molto al tatticismo e al risultato, anche quando si perdeva contro avversari fortemente dotati: 102 punti in attacco contro i 121 subiti dallo Stamura Ancona; 90 punti contro i 124 del Lenco Osimo; 113 contro i 123 del Porto San Giorgio.

 

Certamente è rimasta nella memoria degli addetti ai lavori la doppia vittoria contro la famosa Vis Pesaro, militante da tempo nel campionato di serie B: all’andata, alla palestra Coni di Potenza, l’Invicta si affermò con un solo punto di scarto, 84 a 83, con una mitica palla rubata da Bilotti, a sette secondi dalla sirena, trasformata in un rapidissimo canestro del sorpasso finale; al ritorno, il mitico palazzo dello sport della Scovolini Pesaro si zittì di fronte agli otto punti di scarto, 108 a 100, inflitti dal gioco in attacco degli immarcabili Molfese (39 punti), De Rosa (36) Landi (13) e dalla impenetrabile zona 3-2 organizzata da Pace, Saponara e Ginefra contro i fortissimi Petta e Muri.

 

La stagione 79/80 si concluse, alla fine della Poule, con la prestazione di De Rosa che, fra le due fasi, raggiunse l’impressionante quota record di 841 punti con 31 di media a partita, che rimane in assoluto la migliore nella storia della pallacanestro lucana; ma anche le prestazioni di Molfese e Landi furono eccezionali, rispettivamente con 578 e 537 punti, così pure il rendimento in regia e difesa del giovane play Procaccio, classe 1962, al suo primo anno effettivo di attività.

 

Nell’estate del 1980, per ripetere la stupenda stagione appena conclusa, si tentò invano  l’operazione di acquisizione definitiva dei cartellini di De Cunto, Di Camillo e Pace, tesserati con l’Intercontinentale di Potenza, ma soprattutto si tentò l’aggancio del nuovo talento cresciuto nelle giovanili di Gigino  Lomagro, l’ala Vito Lepore, già all’attenzione di molte squadre di serie A.

 

L’operazione non riuscì, forse per l’eccessiva ostinazione delle valutazioni personali di qualcuno, e la formazione dell’Invicta, priva di tali rinforzi, rimase sostanzialmente più debole rispetto alla stagione precedente, ancorché cresciuta sul piano dell’affiatamento e del ricambio generazionale con l’inserimento di giovanissimi Procaccio, Ferri e Luisi.

 

Inoltre, per la stagione 1980/81, l’arrivo del nuovo abbinamento della Gabbioni Padula costituì uno stimolo in più per proseguire nel migliore dei modi e sperimentare un primo professionismo.

 

L’inizio della prima fase del campionato, a otto squadre, non fu eccezionale come la precedente stagione, ma un’importante vittoria a Casera per 73 a 67, alla settima giornata del girone d’andata il 22.11.1980, restituì per poche ore la speranza di un futuro diverso; per poche ore perché la classifica del momento, ferma a soli sei punti, rimase la stessa per molte settimane, fino all’11.1.1981, allorquando l’Invicta vinse l’incontro di ritorno sul proprio campo, ma a Matera, diventata sede ufficiale dei propri incontri casalinghi.

 

Fra quelle due vittorie successe di tutto e di più: perché il terremoto del 23.11.1980 segnò profondamente il destino e la storia  dell’Invicta.

 

In quella domenica, successiva al sabato della “presunta” ripresa con la vittoria a Caserta, il disastroso terremoto della Campania e della Basilicata portò il finimondo anche nella nostra pallacanestro. Gran parte dei tifosi, degli atleti e dirigenti si trovavano in palestra Coni di parco Montereale alle 19,30, ora fatidica dell’inizio della lunga scossa del terremoto, e stavano assistendo ad una partita di basket femminile di serie B fra l’Invicta femminile e il Basket Potenza.

 

Fu subito il caos  per cercare le uscite di sicurezza, per ripararsi dalla caduta dei calcinacci e, per fortuna, nel “fuggi fuggi” generale non vi furono vittime o feriti, ma solo disperazione e angoscia, diventate terrore o paura alla vista del rovinoso crollo di una palazzina proprio accanto alla palestra.

 

Finì l’era più bella della pallacanestro e si entrò lentamente nella fase del declino che avrebbe portato l’Invicta in pochi anni nel limbo prima della serie C2, poi nella serie D, e successivamente alla cessazione di ogni attività per la successiva trasformazione in “Potenza 84”.

 

Tanti di noi ricordano quei giorni: ognuno cercò ricovero e coraggio lontano dalle proprie abitazioni, presso amici lontani, nelle case al mare o in campagna, in alloggi provvisori e di fortuna, nei container e nelle roulotte della zona industriale. Si fermarono molte attività e quasi tutto fu dichiarato inagibile, compreso la palestra Coni che ritornò nel suo splendore solo nel 1984, quasi a segnare il destino della nuova ripresa.

 

L’Invicta Gabbioni Padula, con l’orgoglio e la forza della disperazione ricompose parzialmente  propri ranghi, e senza alcun allenamento affrontò il calvario di trasferte sempre più difficili sempre in trasferta anche nei turni casalinghi, sui campi di Matera o di Sarno.

 

Con frenetici recuperi delle tante partite rinviate, l’Invicta concluse la prima fase con una posizione di media classifica, ma si ritrovò nel gruppo delle squadre candidate a difendere la permanenza in C1 per evitare la retrocessione in C2. L’Amministrazione comunale ed in particolare l’impegno e la sensibilità del responsabile degli impianti sportivi, Michele Riviello,  permisero in poche settimane di allestire e rendere usufruibile almeno la Palestra della Scuola media La Vista.

 

I risultati della seconda fase ricominciarono ad essere soddisfacenti ma la classifica finale costrinse  l’Invicta Gabbioni Padula a partecipare ad un terribile spareggio a tre sul campo neutro di Caserta, in soli due giorni e contro due temibili e storiche avversarie: la Libertas Russo Foggia e la Lubroitalia Taranto. Due di quelle squadre sarebbero retrocesse, affiancando il Barletta e l’Ellepi Matera già in serie C2 e la vincente degli spareggi, invece, sarebbe rimasta in serie C1.

 

Si riuscì malgrado la sfortunata stagione del terremoto quindi a recuperare l’obiettivo degli spareggi  e la Gabbioni Padula Potenza dovette ritrovare tutte le energie tecniche e morali, oltre l’ardore agonistico dei tempi migliori per affrontare il prolungamento della stagione agonistica quanto mai difficile e rischiosa.

 

Nella prima partita l’Invicta Potenza superò con un solo canestro, 85 a 83, il Foggia, e quest’ultima perse ogni speranza di permanenza in serie C1, nella gara successiva con la seconda sconfitta con il Taranto per 79 a 85.

 

Era rimasto l’ostacolo più difficile, la Lubroitalia Taranto, con molti cecchini, difficili da controllare  proprio per essere numerosi ed imprevedibili. L’Invicta si ritrovò subito sotto nel punteggio, ma a metà primo tempo, durante un time-out del Potenza per organizzare una difesa speciale proprio sui tiratori esterni, cambiò la scena.

 

Dall’ingresso principale, del mitico palazzo dello sport di Caserta, entrarono numerosi ed inattesi tifosi potentini, che avevano ricostituito il gruppo dei fedelissimi per portare il loro entusiasmo ed incoraggiamento con  bandiere bianco-celesti, striscioni “ultras”, e campane, cantando l’inno di “Capitano Uncino” di Edoardo Bennato.

 

Era il 21 giugno del 1981, giorno della riscossa anche per quei tifosi che non potevano essere delusi: la  vittoria finale per 93 a 85, con cinque giocatori in doppia cifra: Molfese (19), De Rosa (19), Landi (17), Saponara (13), Volta (11), finì col premiare gli sforzi di quella sfortunata stagione.

 

I festeggiamenti per la conquistata salvezza, si susseguirono fino al ritorno in sede, lungo le strade di Caserta e nelle soste lungo l’autostrada e la “Basentana” per Potenza. Il terremoto sembrava veramente lontano, la stagione sportiva era salva, con la conferma dei valori individuali: De Rosa 831 punti, nell’intera stagione, e a seguire Landi (502), Molfese (460), Bilotti ( 267) Volta (172) Saponara (115), Ginefra (109), Procaccio (100), Luisi (22).

 

Erano trascorsi solo 7 mesi dal tragico terremoto e sembrava che, oltre alla città di Potenza, in lenta ripresa per gli innumerevoli problemi sociali ed economici lasciati dal sisma, anche la pallacanestro avesse superato quei brutti momenti.

 

Due consecutive retrocessioni: dalla C1 alla D

 

Nell’estate del 1981, il Sig.Padula riconfermò la sponsorizzazione della sua Gabbioni e, anzi, col piglio dell’imprenditore consumato favorì l’arrivo, per la prima volta a Potenza nella storia della pallacanestro, di un giocatore esterno, prelevato in prestito dal vivaio di una grande squadra del nord, il due metri Giovanni Palù, classe 1961 della Snaidero Udine.

 

I dirigenti Cerverizzo, Laurenzana e Ferri ripresero a rastrellare risorse finanziarie da amici, professionisti ed imprenditori e l’Amministrazione comunale allestì la palestra La Vista, con tribune retraibili in grado di assicurare il caloroso appoggio del numeroso pubblico della palestra Coni, ancora inagibile e senza alcuna prospettiva di riapertura.

 

Intanto, la Federazione Italiana Pallacanestro andava riformulando campionati e gironi in vista  dell’inserimento successivo nella B1 e B2 nazionale.

 

Nella stagione 1981/82 si ricominciò così con la formula della fase unica, di lontana memoria, con 12 formazioni ai nastri di partenza e la Gabbioni Padula si ritrovò contro formazioni pugliesi che ben conosceva e squadre completamente sconosciute della regione Lazio: Forza Armate Roma, Palestrina, Vis Nova Roma, Montesacro Roma , Minervini Rieti, Sam Roma.

 

I risultati furono disastrosi, con 3 sole vittorie in casa e 19 sconfitte di cui 8 fra le mura amiche arrivò inevitabilmente la retrocessione insieme al Cus Bari e al Minervini Rieti.

 

In serie B, dopo la serie degli spareggi fra le prime quattro in classifica, superando la Rivestoni Bari e le Forze Armate Roma, salirono il San Severo e l’Assi Brindisi del fortissimo Labate, noto per essere diventato nei primi anni 2000 l’allenatore della Potenza 84.

 

Come poteva spiegarsi una così lunga serie di insuccessi e la conseguente retrocessione?

 

La formazione era coperta in tutti i reparti,  si era rafforzata con l’arrivo di un’ala alta, come Palù, e, ed erano stati inseriti, nel gruppo collaudato dei “ragazzi del 55-56” e dei giovani Landi e Procaccio,  anche altre promesse del vivaio dell’Invicta, Nicola Pisani, pivot di due metri, Vittorio Luisi e Giovanni Coviello.

 

Nonostante sulla carta apparisse il miglior gruppo di cestisti mai schierato prima nella storia  dall’Invicta, in pochi mesi si rimase in coda nella classifica e si proseguì con affanno sperando di agganciare la Sam Roma, quart’ultima in classifica,  per potersi salvare.

 

Ma quella volta non si ripeté il miracolo della stagione precedente per una serie di motivazioni che a distanza di venti anni rimangono tuttora valide:

  • nei primi due mesi venne meno alla squadra la conduzione tecnica dell’allenatore Bux, che non potette seguire personalmente gli allenamenti settimanali e la squadra perse di concentrazione e tenuta tecnica;
  • la dirigenza, sperando nella forza unitaria del gruppo e nell’autodisciplina dei giocatori, preferì una soluzione precaria, fatta di preparazione prevalentemente fisica e di molte partite amichevoli;
  • alcuni importanti giocatori accusarono, per la prima volta, una naturale flessione di rendimento, dopo anni di forte impegno atletico, probabilmente per cause anche personali, completamento degli studi universitari, difficoltà di inserirsi nel mondo del lavoro, situazioni familiari;
  • l’attacco dell’Invicta perse in quella stagione, per la prima volta, l’apporto storico della sua triade, De Rosa, Molfese, Landi, che mediamente valeva 70 punti in attacco;
  • De Rosa con 487 punti registrò la più bassa media della sua carriera, 23 punti, così pure Molfese e Bilotti chiusero l’anno con soli 9 punti a partita, mentre il solo Landi raggiunse il suo apice con 412 punti in totale e 22 di media a partita;
  • l’inserimento dello “straniero Palù” risultò più complicato del previsto, evidenziando qualche criticità tecnica e caratteriale, ma anche la poca esperienza dell’ambiente potetino in generale ad inserire al meglio un giocatore nella vita ordinaria;
  • un serio incidente limitò l’apporto dell’astro nascente Procaccio particolarmente dotato fisicamente e atleticamente per il ruolo do play.

 

La retrocessione fu un colpo terribile per l’ambiente. Nell’estate del 1982 prima dell’inizio del nuovo campionato di serie C2, convinti che sarebbe stato impossibile riprendersi sul piano della immediata prospettiva di una risalita in C1, venne assunta la decisione più dura e difficile del momento.

 

Da tempo molte squadre stavano corteggiando il più importante “gioiello cestistico” dell’Invicta, il giovane Edmondo Landi che, a soli venti anni, nel pieno della sua maturazione tecnica ma con sei campionati nazionali alle spalle, era pronto a lasciare Potenza, per trasferirsi nella Rivestoni Bari,  pronta per il salto nella serie B.

 

La decisione non fu dettata da motivi finanziari per superare le difficoltà accumulate negli anni precedenti, come qualcuno disse, ma solo da ragionamenti di ordine morale e di correttezza sportiva nel permettere che il più grande talento della pallacanestro lucana potesse continuare a valorizzarsi, inserendosi in una pallacanestro diversa, in squadre più organizzate, capaci di trasformare la passione di un giovane cestista in un vero e proprio impegno professionale e di lavoro.

 

Quell’anno anche Vito Lepore dell’Intercontinentale di Lomagro, ebbe l’opportunità di trasferirsi nella Juniores della Pallacanestro Brindisi del grande Elio Pentassuglia per iniziare una meravigliosa carriera cestistica, che dopo pochi anni finì a causa di un incredibile incidente stradale che tolse la vita al nuovo talento cestistico del vivaio potentino.

 

Quel tragico avvenimento turbò molto il basket di Potenza, segnando una triste pagina della  nostra storia, ricordata ogni anno con un importante torneo amichevole in memoria di Vito, ma che rimane fissa ed indelebile nel cuore e nella mente di tutti coloro che lo hanno visto giocare o che lo hanno allenato.

 

Oggi si può ripetere l’amara riflessione che tutti fecero sulla partenza contemporanea dei due più forti giocatori del basket lucano e cioè: si fece qualcosa per impedire che si consumassero i trasferimenti di Landi e Lepore in altre squadre, per non spezzare lo sviluppo della pallacanestro potentina?

 

Nessuno potrà mai dimostrare cosa sarebbe accaduto se fossero rimasti a Potenza per giocare insieme, certamente entrambi hanno riscosso successi e soddisfazioni, lasciando dappertutto il segno della loro classe e della loro umanità, ma anche della bontà della scuola lucana.

 

Pur con strade inizialmente diverse, Landi e Lepore, si ritrovarono addirittura a giocare insieme in serie B, nella Landysistem Bari del 1983/84, quasi a simboleggiare il più favorevole destino ma anche a rimarcare l’incapacità dei dirigenti e tecnici di Potenza a  trattenere i due gioielli.

 

L’Invicta Gabbioni Padula, in serie C2, senza Landi e con scarse soluzioni di riscatto immediato, avviava un pericolo rinnovamento.

 

La squadra, ritrovatasi a giocare contro formazioni più modeste e di periferia (Torre del greco, Barletta,  Pallacanestro Napoli, Fiamma Taranto, Olimpia Matera, Cosenza, San Vito dei Normanni, Portici, Afragola) con una struttura demotivata, fragile sotto canestro e troppo inesperta, non poteva assolutamente competere e i risultati furono disastrosi, per aver conseguito una sola vittoria in casa su 26 partite.

 

Accadeva che:

  • De Rosa, pur ritrovando il piglio del grande realizzatore, con una media di 30 punti a partita, e amareggiato per un futuro che si presentava alquanto precario, aveva perso il mordente e la grinta della vittoria a tutti i costi;
  • Molfese, ritrovatosi da solo a competere sotto i canestri, giocava saltuariamente programmando gradualmente il suo ritiro, a differenza di Volta e Saponara passati subito e definitivamente agli impegni di lavoro;
  • Procaccio nel pieno della sua crescita cestistica, a soli 20 anni, si trasferiva a Roma per gli studi di medicina abbandonando la pallacanestro;
  • si aprivano le porte per un ricambio generazionale troppo rapido ed immediato con giovani bravi ma non ancora maturi per certe competizioni: Pisani, De Marca, Gilio, Lo Sardo, Coviello, Luisi;
  • l’allenatore Bux preparava il suo avvicendamento con il vice Bilotti, pronto ad un’esperienza di panchina dopo la lunga milizia di regia sul campo;
  • il Presidente della Libertas Invicta, Peppino Sabia cominciava a valutare la possibilità di proseguire solo con il calcio, ma non era facile trovare un nuovo gruppo di dirigenti disposto ad avviare una fase di rinascita della pallacanestro potentina.

 

Tutto sembrava predestinato al peggio, nell’estate del 1983, arrivò la seconda consecutiva retrocessione in serie D.

 

Nella stagione 1983/84 la squadra venne affidata a Bilotti e l’allenatore Bux assunse il ruolo di direttore sportivo per rilanciare nella stagione 1983/84 il settore giovanile, che contava su nomi nuovi, pronti per il futuro rilancio (Giulio Palazzo ed i gemelli Cerverizzo), ma soprattutto per concludere, unitamente al presidente Sabia, l’accordo per il passaggio della squadra nelle mani di un nuovo gruppo dirigenziale.

 

Nella stessa sede di via San Luca, dove nel 1965 nacque l’Invicta di Potenza, ebbe termine a distanza di 19 anni la sua storia. Venne concordato il cambiamento del nome della società e l’acquisizione gratuita del parco  giocatori dell’Invicta con l’accorpamento di quelli appartenenti alla New Man di Potenza: nacque l’A.S.Potenza 84.

BUX 00 (8)

 

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