Incendi e polemiche nella torrida estate lucana

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L’estate che volge al termine ce la ricorderemo per molto tempo, battuti tutti i record di caldo con la calura protrattasi  per un periodo lunghissimo  senza precipitazioni; oltre al disagio per il caldo opprimente i lucani hanno dovuto fare i conti con la siccità che in alcune località è drammatica, ma il danno più rilevante è stato determinato dagli incendi che hanno martoriato tutto il territorio della regione da luglio e per tutto il mese di agosto.

Sono andati in fumo  migliaia di ettari di superfici boscate ma anche campi coltivati e qualche fabbricato ed  ha perso la vita un contadino che tentava di proteggere le sue proprietà.

I dati diffusi da Legambiente parlano di un aumento del 400% degli incendi rispetto allo scorso anno mentre i danni materiali  si devono contare alla fine dell’estate ma già si può dire che saranno di proporzioni immani.

Nel mentre i boschi bruciavano le polemiche infiammavano, forse anche a causa della disinformazione susseguente l’accorpamento del Corpo Forestale dello Stato con l’arma dei Carabinieri. Si sono lette e ascoltate molte inesattezze per cui è necessario cercare di capire come stanno effettivamente le cose cominciando a specificare che l’Amministrazione Forestale Italiana è stata soppressa nel 1972 e le sue competenze in materia agricola e forestale furono trasferite alle Regioni. Allo Stato rimase un organo tecnico con funzioni di polizia costituito da guardie forestale e, nel 1975, con l’acquisto di mezzi antincendio, in pratica fanno nascere il corpo dei Vigili del Fuoco. Solo nel 1981, con la Legge di riforma della Polizia di Stato e della Pubblica Sicurezza, il Corpo Forestale dello Stato diventa la quinta forza di Polizia. In pratica il CFS già da oltre 20 anni non spegneva gli incendi in quanto le competenze erano state trasferite alle Regioni mentre il CFS si limitava a svolgere il servizio aereo. E’ stato quasi “naturale” convogliare il CFS nei Carabinieri in quanto,  essendo una forza di Polizia specializzata in materie agroalimentari e ambientali, è andato ad affiancare altri reparti speciali quali NOE, NAC, NAS.

Con l’accorpamento si è dovuto trasferire la flotta degli elicotteri del CFS, se li sono presi Vigili del Fuoco e Carabinieri, ma la burocrazia e l’inefficienza hanno creato il disastro che tutti abbiamo avuto modo di constatare. E’ successo che lo Stato non ha dato per tempo le giuste direttive affinché i 500 forestali transitati nei Carabinieri potessero svolgere al meglio i loro compiti, uno dei quali è il DOS (Direttore Operazioni Spegnimento); oggi che quel personale opera con i Carabinieri e svolge compiti di polizia  investigativa per cui i Vigili del Fuoco si son trovati, in prossimità dell’estate, a dover formare, in tutta fretta e in numero insufficiente, i DOS con inevitabili disagi che sono stati amplificati dall’aumento degli incendi.

INCENDIO

Le inefficienze più gravi ci sono nelle Regioni meridionali che continuano a gestire approssimativamente il servizio antincendio attraverso convenzioni con le Associazioni di volontariato e gli stessi Vigili del Fuoco o tenendo in piedi strutture tipo le Aree Programma delle ex Comunità montane. In pratica è venuta a mancare la preventiva organizzazione e la messa in rete di tutti servizi necessari a garantire la sicurezza dei territori, l’impatto con la nuova organizzazione è stato molto deficitario ed ha prodotto inefficienze che hanno scatenato le polemiche.

Come siamo organizzati in Basilicata? La cabina di regia è in capo all’Ufficio della Protezione Civile del Dipartimento Infrastrutture della Regione Basilicata che gestisce, fra l’altro, la Sala Operativa di Protezione Civile e che cura l’ Organizzazione, il coordinamento e l’utilizzo del volontariato di Protezione Civile e provvede, inoltre, alla formazione ed informazione in materia di Protezione Civile.

Un ruolo fondamentale nell’organizzazione della Protezione Civile è rivestito dalle Associazioni di Volontariato che sono iscritte in un elenco nazione e che ricevono contributi e rimborsi spese per affiancare le Istituzioni nelle varie emergenze. Anche in Basilicata l’apporto delle Associazioni di volontariato è fondamentale, ne è la riprova l’impegno profuso nell’emergenza incendi di questa estate.

In questi giorni sulla stampa locale abbiamo letto dello straordinario impegno delle Associazioni del volontariato nelle operazioni di spegnimento degli incendi, dopo che esse hanno sottoscritto la convenzione  alla campagna Antincendio Boschivo 2017 (AIB) con  Dipartimento di Protezione Civile della Regione Basilicata che ha validità dal 1° luglio al 15 settembre, hanno fatto decine di interventi in affiancamento ai Vigili del Fuoco.

In molti casi i volontari delle Associazioni hanno segnalato anomalie quando sono intervenuti, stranamente molti incendi si sono attivati in giorni diversi ma quasi alla stessa ora, fra le 13.00 e le 14.00 circa, gli inneschi sono stati posizionati lontano dalle vie di comunicazione per impedire l’arrivo delle autobotti e quasi sempre in aree boschive,

La Protezione Civile Italiana è stata per molti anni considerata dalla più vasta comunità internazionale dei soccorritori, uno dei fiori all’occhiello nazionali. Da qualche anno tuttavia, ha subito un continuo declassamento delle funzioni, perdendo ripetutamente pezzi ed esponenti di spicco che avevano contribuito negli anni a farne uno dei tasselli dello Stato più importanti, di sicuro riferimento per i cittadini.

Facciamo il punto della situazione  in un momento di emergenze drammatico per il territorio lucano a causa della disastrosa campagna antincendio di questa torrida estate. Chiediamo ad uno dei massimi esperti del settore, al Presidente del Gruppo Lucano,  di ricostruire il quadro di ciò che sta accadendo partendo da quello che è il ruolo del gruppo nel sistema regionale, a parlarcene è Giuseppe Priore, presidente dell’’Associazione.

Priore

“Da circa 25 anni il Gruppo Lucano rappresenta una delle più significative esperienze di protezione civile in questa e nelle regioni limitrofe ove è ormai un riferimento importante del sistema nazionale. In tutti questi anni è stato parte attiva nel fronteggiare emergenze con operazioni di soccorso ad ampio raggio tanto intese sul piano strettamente regionale fino a travalicare i confini nazionali e continentali, dimostrando così di non avere limiti operativi. D’altro canto proprio questo livello di efficienza, ed ancor più l’approccio sociale, l’ha fatta diventare un elemento di studio e di interesse da parte dei massimi organi internazionali che si occupano di strategie tese alla riduzione dei rischi e dei disastri facenti capo all’organizzazione delle Nazioni Unite.

Durante questa estate 2017 ancora una volta non è venuto meno l’impegno, sebbene in un quadro profondamente alterato dei rapporti tra istituzione e volontari, anticipato da un ondata di “scosse sismiche” che ne avevano preannunziato un epilogo poco edificante, certificato dalla pessima gestione dell’ultima campagna AIB.

Il panorama complessivo delle forze messe in campo è stato di fatto reso inefficiente a causa dall’alterazione dei ruoli storicamente appartenuti a strutture dello Stato, che venute meno  a seguito di riforme improbabili hanno eliminato uno degli elementi portanti con la soppressione del Corpo Forestale dello Stato. Senza volermi dilungare in analisi superflue poco utili anche all’uomo di strada, ritengo che l’assenza di personale riconosciuto sul territorio come di riferimento per tutte le altre componenti sia la causa dell’assenza di efficacia anche dello sforzo messo in campo nella lotta agli incendi.

Tuttavia, i mali non vengono mai da soli e una certa approssimazione  è dilagata  a tutti i livelli, coinvolgendo anche la funzione della protezione civile in senso lato, che tanto a livello regionale, quanto nazionale è divenuto il nuovo spazio di manovra e di carriere per uomini che nulla avevano a che fare con i temi che da essa dovevano essere garantiti.

Specie nella funzione sociale della protezione civile, l’atteggiamento messo in campo da taluni funzionari, coperti da una mediocre classe dirigenziale, quanto non apertamente sorretti da un pessima politica ha di fatto portato ad alimentare inconsapevolmente le manifestazioni criminose messe in atto da quattro potenziali soggetti interessati.

Le tensioni e le pressioni, che specie i volontari della protezione civile hanno dovuto subire nonostante l’estremo gesto di generosità e di attenzione ai cosiddetti beni comuni, ne sono un evidente manifestazione. Se da un lato si sono messi a disposizione sotto convenzione con la Regione Basilicata ne hanno dovuto subire gli abusi quando pur sotto convenzione sono stati abbandonati a proprie spese alle ripercussioni di quanto sottoscritto. Altre sigle, come il Gruppo Lucano che avevano già imparato a proprie spese la lezione si sono generosamente messe all’opera senza voler firmare alcun impegno formale, lasciando alla sostanza dei fatti invece quello che ogni bravo cittadino dovrebbe garantire in certe circostanze.

Nel quadro generale che ha portato alla fine ad un dilagare del mare di fiamme, i volontari senza alcun limite dovuto alle sigle, e con alla testa il Gruppo Lucano sono stati gli unici elementi a brillare assieme certamente alle forze istituzionali (vigili del fuoco, vie blu e a aree programma,) ma con un numero nettamente superiore di uomini e mezzi. Il solo Gruppo Lucano ha schierato oltre 100 automezzi antincendio e 2000 volontari, intervenendo su ormai quasi 500 incendi, domati con energia e determinazione senza uguali, rimanendo in tal senso un riferimento certo tanto per i cittadini, che per le istituzioni politiche territoriali ed operative. Episodi come l’incendio di Brienza, di Episcopia e di Castelluccio Inferiore, solo per rimanere relegati all’ambito strettamente regionale, sono quelli ove i nostri si sono distinti per un impegno strenuo.

Ma come si è giunti a questo disastro annunciato, che era preannunziato dal sistema previsionale meteorologico nazionale, il quale aveva ampiamente predetto di una stagione eccezionale? Nelle settimane precedenti all’avvio della campagna AIB 2017, una serie di note ambigue provenienti dall’Ufficio regionale della protezione civile che sapevamo essere solo un atto dovuto, avevano preannunziato l’intenzione di predisporre un servizio finalizzato, di cui però avevamo certezza non esserci copertura finanziaria, corroborato da fatto che già negli anni precedenti, si era scaricato sulle organizzazioni il peso economico delle attività , con assoluta pre-intenzione. Provenienti da esperienze negative, pur avendo offerto garanzia di partecipazione, il Gruppo Lucano con i suoi esponenti di riferimento ha ricercato e partecipato a riunioni con tutti i vertici politici e operativi del caso, ricevendo per contro assicurazioni nei confronti dell’operato dei volontari. Ebbene, all’atto della firma della convenzione ci si è accorti di un quadro convenzionale assolutamente alterato e volto a tutelare solo una funzione di facciata della SOUP regionale. A quel punto scoperto che ad ogni rassicurazione corrispondeva  di fatto un raggiro, l’organizzazione ha ritenuto di non sottoscrivere quanto proposto dalla Regione. Poiché, e per fortuna, la serietà è ancora patrimonio in una larga fetta di civiltà lucana, i volontari hanno deciso di garantire in ogni caso il proprio intervento in caso di necessità. La cosa ovviamente ha colto di sorpresa la strategia messa a punto dai funzionari regionali che speravano di utilizzare la convenzione per vincolare l’associazione, per poi metterla in difficoltà economica, essendo stata studiata con presupposti lesivi, come già verificato negli anni passati. Soprattutto, studiata per svincolare i cittadini-volontari dal rapporto con il proprio territorio, rendendoli di fatto una sorta di operai da utilizzare a loro piacimento. Non essendo riusciti nell’intento secondo le proprie strategie, non restava che impedire all’organizzazione di operare; tentando di metterla in difficoltà in maniera puntuale quando, doverosamente la stessa informava la SOUP, quindi nello stesso momento in cui si riconosceva il ruolo pubblico e funzionale della Sala Operativa, per comunicare l’intervento sull’evento che puntualmente veniva stroncato grazie all’opera dei volontari. In più di un occasione sono state registrate telefonate ai limiti del consentito ove a fronte dell’impegno civico corrispondevano invettive all’indirizzo dei volontari, addirittura espressamente invitati a non partecipare o ad allontanarsi, mettendo i DOS (Direttori di Operazione di Spegnimento) in difficoltà, a cui venivano veicolate informazioni malevoli pur di imporre chi potesse operare o meno.

Nello scenario disastroso della conduzione della campagna si sono verificati molti atti eroici e tante occasioni a dir poco edificanti per un sistema regionale che ormai potrebbe brillare di luce propria grazie all’impegno dei volontari lucani. La questione resta appesa ad un filo, ove la politica potrebbe decidere di fare la “persona” seria. Ma la domanda è: la politica vuole essere seria e costruttiva? Oppure dovremo abituarci a verificare puntualmente politiche ai limiti delle competenze della Procura della Repubblica e della Corte dei Conti? Lo scempio consumato per una insana ed infausta gestione è sotto gli occhi di tutti, gli unici a reagire però sembrano i soliti cittadini accorti e responsabili chiamati “volontari”, intanto l’estate torrida 2017 continuerà ancora a lungo.

 

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