Dopo la strage: polemiche e buoni propositi

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VIALE FIRENZE

Articolo pubblicato su Controsenso del 31 marzo 2018

 

Il periodo nero per gli alberi potentini è iniziato ben prima della “strage” provocata dalla nevicata della settimana scorsa. Negli ultimi anni, soprattutto a causa del vento, numerosi alberi sono caduti, ricordiamo gli episodi  più recenti partendo dall’albero che dalla villa S. Maria è finito su via Ciccotti, quello che da dentro il cortile del Principe del Piemonte è caduto in piazza delle Regioni e lo “storico”  pino distrutto da un fulmine sotto la torre Guevara. Si tratta quasi sempre di pini o conifere, alberi piantati da molti anni e in qualche caso si tratta di piante quasi al termine del ciclo vitale.

In città impazzano le polemiche sia perché si attribuisce la caduta di alberi e rami alla mancata manutenzione sia perché si ritiene che alcuni alberi siano stati frettolosamente abbattuti senza verificare se fossero davvero un pericolo per la pubblica incolumità.

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Non mancano le accuse nei confronti dell’Amministrazione comunale a cui viene rimproverato di non aver effettuate le necessarie manutenzioni del patrimonio verde della città, ma si trascura il fatto che il nostro Comune vive una fase di disseto che non consente di contrarre mutui per ottemperare, fra l’altro, alla cura straordinaria delle aree verdi e del patrimonio arboreo che viene trascurato da almeno una quindicina d’anni.

In un futuro, si spera prossimo, le cose dovrebbero cambiare in quanto è stata sottoscritto, in data 21 novembre dello scorso anno, un protocollo di intesa fra Comune e  ’Ordine dei Dottori Agronomi e dei Dottori Forestali della Provincia di Potenza in cui sono previste una serie di attività che dovrebbero creare le condizioni di sistemare le cose in modo definitivo. È stato altresì preparata, ma ancora non sottoscritta, una “convenzione quadro” fra Comune, l’Ordine dei Dottori Agronomi e dei Dottori Forestali della Provincia di Potenza e la Scuola di Scienze Agrarie, Forestali, Alimentari ed Ambientali, Università degli Studi della Basilicata in cui, fra l’altro, si stabilisce di effettuare il censimento del verde che fornisca dati quantitativi e qualitativi delle aree verdi, di tutte le specie vegetali presenti, degli alberi ed arbusti presenti sul territorio comunale  e prevede l’implementazione di un Sistema Informativo Territoriale del Verde Urbano da mettere a disposizione dei tecnici, su base GIS, per la programmazione dei lavori. Ovviamente ciò richiede l’utilizzo di importanti risorse economiche che si stanno già reperendo attraverso l’utilizzo di fondi europei “diretti”, senza passare, cioè, attraverso la pianificazione regionale.

IL DR LUIGI FANELLI ESAMINA IL PINO CADUTO IN VIALE FIRENZE NEL CORTILE DELL'ASILO

Diamo la parola all’Assessore all’Ambiente del Comune di Potenza, Rocco Coviello.

Assessore, considerato che Comune e Ordine hanno sottoscritto in data 21/11/2017 un protocollo d’intesa che non comporta oneri per entrambi le parti può specificare quando gli accordi contenuti nel documento diventeranno operativi?

Nei fatti l’intesa è già operativa l’Ordine dei Dottori Agronomi e dei Dottori Forestali della Provincia di Potenza fornisce l’assistenza per tutte le problematiche ambientali da affrontare.

Quando effettivamente comincerà il censimento del pubblico e privato in città così come previsto nel documento sottoscritto?.

Presto, molto presto. Speriamo già di avere i primi risultati già entro quest’anno.

Uno dei punti qualificanti del protocollo d’intesa è l’istituzione del  SUVU (Sportello Unico Verde Urbano), quando sarà effettivamente operativo?  

Bisognerà aspettare i tempi tecnici per mettere in piedi lo sportello, bisogna attendere il tempo necessario per avere tutti gli elementi per offrire un nuovo servizio innovativo ed efficiente.

In merito ai danni arrecati dalla nevicata di questi giorni si può fare il bilancio in termini numerici: quanti alberi sono caduti e quanti ne sono stati eliminati?

Ad oggi ancora non siamo in grado di fare un bilancio preciso.  Gli alberi caduti sono nell’ordine di qualche decina, numerosi quelli che hanno riportato danni parziali,  quelli che è stato necessario abbattere, per ripristinare le condizioni di sicurezza lungo le strade,  sono una trentina.

Da più parti si chiede di sostituire subito gli alberi eliminati, può prendere un impegno ufficiale  in questo senso?

Certamente si, posso assicurare che si provvederà a mettere a dimora nuovi alberi al posto di quelli caduti o eliminati. È una costante degli ultimi anni,  il bilancio ambiente è sempre in positivo.

Diamo la parola ad un “addetto” ai lavori, il dottore forestale Luigi Fanelli che ci spiega in maniera dettagliata alcuni aspetti relativi alla cura del verde pubblico.

Il censimento del patrimonio verde di Potenza previsto nel protocollo d’intesa Ordine-Comune prevede, oltre alla classificazione delle singole piante, l’individuazione degli alberi potenzialmente pericolosi, tecnicamente come si arriva a classificare pericoloso un albero?

Attraverso una “Valutazione della Stabilità” che si basa sull’attenta descrizione della morfologia degli alberi e sulla valutazione delle forme morfologiche che essi assumono in risposta agli accadimenti che si verificano intorno a loro. La valutazione fornisce informazioni non solo relegate alle problematiche di stabilità dell’albero, ma anche alle sue condizioni vegetative e fitosanitarie, dello stato di salute, utilizzando una metodologia integrata e finalizzata alla descrizione della pianta nel suo insieme e nelle sue parti. L’operatività di tale procedura viene esplicitata mediante una specifica analisi delle caratteristiche vegetative, fitosanitarie e di stabilità degli alberi; essa tratta dei dati generali dell’albero, delle informazioni circa le condizioni in cui si trovano le varie parti in cui è composta la pianta (radici, colletto, fusto, castello, branche e chioma), quindi degli aspetti relativi alla valutazione diagnostica finale e alla determinazione della stabilità.

Nell’analisi si fa ampio uso di valutazioni di tipo “euristico” e quindi soggettive. Poiché ricorrere a valutazioni soggettive e a indicatori valutativi di tipo euristico può lasciare perplessi, è opportuno precisare che la valutazione di stabilità non è mai un’operazione di valore scientifico, mentre consiste in una pratica strettamente professionale che si avvale delle conoscenze sviluppate nell’ambito di un’ampia serie di discipline che vanno dalla botanica alla fisica, dalla patologia alla pedologia, ecc.. Come si comporta un medico nell’interpretazione della malattia sulla base dei sintomi rilevati, gran parte della diagnostica si fonda sull’osservazione visuale e pragmatica dell’aspetto dell’albero, delle sue caratteristiche e dell’ambiente in cui vive. Si tratta quindi di una pratica soggettiva basata sull’esperienza (dunque sulle conoscenze scientifiche acquisite) e sulla sensibilità diagnostica dell’operatore basandosi su una precisa idea concettuale di pianta sana, vigorosa e stabile.

Molti sono i metodi di valutazione ma quello più in voga tra i professionisti del settore è il metodo V.T.A.- Visual Tree Assessment (Controllo Visuale dell’Albero), che prevede l’utilizzo dell’analisi visiva in modo da valutare il corretto intervento da realizzare; solo in alcuni casi a questo metodo si associa un analisi di tipo strumentale derivato dall’uso del resistografo  (metodo non distruttivo per la misura del deterioramento del legno) oppure con metodi distruttivi (poco invasivi) attraverso carotaggi per identificare lo spessore di eventuali marciumi interni e la resistenza a rottura del legno.

La VTA valuta la stabilità dell’albero in se, senza tener conto del contesto, e porta ad una diagnosi che si esplicita nell’individuazione della “classe di propensione al cedimento”, la quale, a sua volta, sottintende il pericolo, ossia, la probabilità che si verifichi un cedimento.

La valutazione di stabilità dell’albero viene calata nel contesto ambientale, consentendo di determinare il “rischio”, derivante dal prodotto tra la pericolosità insita nella pianta (appunto, la propensione al cedimento) e la vulnerabilità del luogo di potenziale caduta e, quindi, dalla relazione che lega la probabilità del verificarsi di un evento pericoloso ai danni che questo può provocare alle persone o cose.

In definitiva, l’albero può essere più o meno “ un pericolo”, mentre l’uomo o i suoi beni (auto, muri, pavimentazioni, piazze, strade, ecc.), sono i “soggetti a rischio” in quanto, al realizzarsi del pericolo, possono subire dei danni. Al termine delle analisi agli alberi presi in esame viene attribuita una classe di rischio (Failure Risk Classification) che definisce il grado di pericolosità dell’albero stesso ed i turni di monitoraggio a cui deve essere sottoposto, al fine di rilevare possibili aggravamenti.

Quali sono gli alberi più adatti ad una città come Potenza?

Potenza è una città di collina con un clima mediterraneo, il clima mediterraneo è caratterizzato da due picchi piovosi uno nel periodo autunno-inverno e l’altro in primavera con un periodo di siccità più o meno lungo durante l’estate, con inverni da miti a freddi con precipitazioni anche nevose e una temperatura media annua di 12 ○C,  tale clima però e condizionato fortemente dalle alte montagne che circondano Potenza. Come ben si capisce un clima non sempre stabile visto anche i cambiamenti climatici in atto. Questo per dire che quando si ipotizza il reimpianto di specie arboree in luoghi urbani come Potenza dobbiamo analizzare la possibilità di sopravvivenza dal punto di vista climatico, ossia se la specie resiste ad inverni anche molto freddi senza possibilità di “morire congelato” e al tempo stesso sopravvivere alle alte temperature e alla siccità estiva. Oltre al clima il secondo fattore è il tipo di suolo, esistono diversi suoli ognuno con caratteristiche chimico – fisiche idonee per le diverse specie di piante. Ebbene per quanto può risultare semplice scegliere una specie riferendoci ai due fattori, nel contesto urbano a volte non risultano sufficienti, infatti il clima della città estremizza il clima, creando dei microclimi che a mio avviso sono deleteri per la normale crescita delle piante. Il più delle volte il suolo fertile è assente ed è composto per lo più da calcinacci e ostacoli di ogni genere, le radici per crescere hanno poco meno di un metro cubo di terreno a disposizione.

Vi è un terzo fattore, non meno importante da prendere in considerazione, anzi forse il fattore più importante che in epoche passate non si è tenuto conto: il luogo di reimpianto. Alberi come Cedri e Pini sono stati piantumati 50 anni fa vicino a palazzi e lungo le strade senza tener conto che, a distanza di anni, tali piante potessero raggiungere dimensioni ragguardevoli ma con un apparato radicale ridotto all’indispensabile. Le enormi branche rameali che sviluppano, oltre ad avere un effetto vela durante le raffiche di vento, intercettano grandi quantità di neve con possibilità di cedimento in qualsiasi momento. Piante di tali dimensioni non possono essere messe a dimora sicuramente lungo le strade e vicino le abitazioni per una serie di motivi; per ogni spazio destinato alla piantumazione di un albero, bisogna effettuare una ricognizione del pericolo (cedimento dell’albero) e dei rischi (danni a persone o cose) che si corrono durante la crescita della pianta.

Come ben si intuisce la scelta non è per niente facile anche perché bisogna tener conto di tante altre funzioni che la pianta svolge in tale contesto, funzioni estetico paesaggistiche, ricreative, di mitigazione del clima cittadino, di assorbimento di CO2 ,filtratori di polveri sottili ecc.

La tendenza attuale è di prediligere piante arbustive tipiche degli ambienti mediterranei che raggiungono anche i 4 metri di altezza, messe a dimora soprattutto in zone della città ad alta frequentazione e densità abitativa elevata, questo perché si è spinti da un suscettibilità al rischio sviluppatasi  negli anni sia per eventi passati, e sia da un ripensamento del verde dovuto ad errori commessi dal punto di vista progettuale e gestionale di tecnici non addetti. Molte sono le specie arbustive elencate nel Regolamento ma non sono le uniche, ognuna con esigenze peculiari, la scelta ovviamente ricade sulla specie più adatta al microclima e al contesto urbano che la circonda

Le aree verdi per la messa a dimora di alberi invece, vanno progettate ex-novo tenendo in considerazione i fattori esposti precedentemente con la possibilità per le nuove piante di svilupparsi in tutto il loro splendore senza ricorrere a capitozzature. Nei parchi e giardini esistenti, storici e non, oltre ad una ricognizione degli individui arborei sul loro stato di salute, si devono mettere in campo progetti di riqualificazione del verde, andando a sostituire gradualmente le conifere che in alcuni casi sono le protagoniste, con specie autoctone quali le latifoglie come: Aceri, Frassini, Tigli, Carpini e le immancabili Querce tutte specie che crescono spontaneamente in ambienti agro-forestali, ripensando ad un nuovo concetto di area verde che non vuol dire semplicemente piantumare piante l’una sull’altra.

Ultimamente al posto di alberi eliminati perché pericolosi sono state messe a dimora delle magnolie, tante persone hanno contestato questa scelta, come stanno le cose?

Negl’ultimi anni per una serie di motivi si tendono a privilegiare le specie autoctone “le latifoglie” oltre ad essere previste dal Regolamento del Verde Pubblico e Privato del Comune di Potenza in vigore dal 2004. Ebbene per quanto ci siano una serie di specie elencate tra cui la Magnolia, è difficile dire quale specie è da preferire rispetto ad un’altra, questo perché l’habitus urbano creato non corrisponde alle esigenze delle piante che si decidono in fase progettuale. Nella migliore delle ipotesi anche se la pianta scelta sembra crescere bene (fase iniziale) incomincia ben presto una fase di declino, tale che la pianta, per qualsiasi evento non riesce a sopravvivere più di 40-45 anni.

Rispondendo con più precisione alla domanda, la Magnolia grandiflora (dagli enormi fiori bianchi) mi riferisco a quelle piantumante in piazza prefettura, a mio avviso non è la specie più adatta dal punto di vista climatico. Da esperienza vissuta, mio nonno piantò nel mio grande giardino 2 magnolie isolate, abito in campagna nella periferia di Potenza, sono passati 20 anni e tuttora le piante mostrano un accrescimento stentato, non molto belle da vedere e non superano i 6 metri di altezza raramente hanno mostrato i bei fiori bianchi dal profumo intenso, eppure usufruiscono di ogni attenzione.

La magnolia cresce bene in luoghi riparati dai venti freddi, viene piantumato in consociazione con altre piante che la riparano, oppure in mezzo a muri di palazzi quasi ad abbracciarle. Ama il pieno sole e cresce anche a mezz’ombra. La sua preferenza va comunque a climi di tipo mite e non gradisce affatto la presenza di temperature gelide prolungate. La neve, in particolare, può danneggiare seriamente i suoi rami perché provvista di gradi foglie coriacee e rami esili. Nelle zone fredde, quali Potenza è consigliabile coltivare la grandiflora contro un muro che le fornisca un adeguato riparo o in mezzo ad altri alberi.

In tutti gli altri casi la pianta cresce male “rachitica” esteticamente non bella a vedersi, assume colori cupi “intristita”, eppure tale specie può raggiungere i 25 metri di altezza e 10 metri di diametro della chioma con tonalità di verde unici. A Potenza conosco due esemplari di magnolia che si presentano esteticamente molto belle, una è situata all’ingresso del Comune di Potenza in contrada Sant’Antonio La Macchia, li cresce bene perché protetta, quasi incastonata nelle mura del palazzo; l’altra nel giardino del mio vicino protetta in tutti i suoli lati da filari di cipressi e dal muro di casa tanto da non vederla.

È evidente che se valutiamo la propensione al rischio è una delle specie arboree che desta meno problemi, visto il modesto accrescimento, pertanto facile da gestire, perde raramente le foglie quindi non “sporca” , ecco perché scelta in tanti casi, ma le funzioni che si attribuiscono a tali piante sono molteplici e non tutte le soddisfa, mi sento di dire che nella maggior parte dei casi sicuramente non è la specie più indicata per Potenza.

Il dr Domenico Pisani, Presidente dell’Ordine dei Dottori Agronomi e dei Dottori Forestali della Provincia di Potenza, ci riferisce che ha fornito, in questi giorni di emergenza in città, un supporto organizzativo dando indicazioni tecnico politiche di massima sulle modalità di intervento sulle piante danneggiate in quanto l’Ordine da lui presieduto può intervenire direttamente attraverso gli associati solo in occasione di gravi emergenze mettendo in piedi staff di volontari, per cui la decisione di abbattere gli alberi, per esempio in viale Firenze, non è scaturita a seguito di puntuale verifica di stabilità o condizione di pericolo per la pubblica incolumità effettuata da iscritti all’Ordine, la decisione di eliminare le piante è stata assunta dalla civica amministrazione secondo valutazioni soggettive dettate dalla situazione di pericolo riscontrato.

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