Don Antonio e le difficoltà di una parrocchia di periferia, Rossellino.

Don Antonio e le difficoltà di una parrocchia di periferia, Rossellino.Don Antonio e le difficoltà di una parrocchia di periferia, Rossellino.

la parrocchia

Da Controsenso del 28 gennaio 2017

 

Riprendiamo il “giro” nelle realtà parrocchiali del capoluogo di Regione intrapreso lo scorso anno, ci spostiamo in periferia, in una delle chiese edificate più di recente un luogo dove i parrocchiani sono sparpagliati in un territorio molto vasto e dove la parrocchia è davvero l’unico punto di aggregazione, siamo a Rossellino ed  incontriamo il parroco di questa comunità

Don Antonio Nolè,  quale territorio comprende la sua parrocchia? Quanti sacerdoti operano nella parrocchia?

La Parrocchia della SANTA FAMIGLIA DI NAZARETH è una delle ultime istituite nella città di Potenza; fu eretta nel 1995, da mons. Appignanesi, nel 1996 comprammo il terreno per costruire la chiesa, nel 1997 fu messa la prima pietra, nel 2000 fu inaugurata con tutto il complesso parrocchiale. La parrocchia ha un territorio molto esteso, forse è la più estesa della città in quanto abbraccia tutto il contado del comune di Potenza: dal lato sud che va dalla ferrovia Potenza-Salerno fino ai confini del comune, e quindi confina con i comuni di Pignola, Tito, Anzi. Questo vasto territorio comprende le contrade di Rossellino, Poggio Cavallo, Piani del Cardillo, Cugno del Finocchio, Ciciniello, Tora, Centomani, Bandito, Bandito-Cupone. Credo che molti dei lettori non hanno mai sentito questi nomi. Gli abitanti però sono piuttosto pochi, non arrivano a 2000 anime.  Sono unico sacerdote coadiuvato da un valido diacono, Francesco Sassano. Nel territorio parrocchiale insiste anche un convento di Frati Domenicani, ma questi non sono organici alla pastorale parrocchiale  perché sono dediti alle missioni e alla predicazione.

Qual è la tipologia del tessuto sociale dell’area di competenza? Quali emergenze sociali insistono?

La popolazione della parrocchia è formata prevalentemente da  contadini, ex-contadini pensionati, ex contadini riciclati in altre attività di servizi che abitano nelle varie contrade. Le contrade sono anche disseminate di villette abitate da famiglie di professionisti, o abitate solo nei mesi estivi. Questa fascia di  fedeli fanno, nella maggior parte dei casi, riferimento alle parrocchie di origine dove hanno ricevuto i sacramenti e dove si ritrovano con gli amici e i parenti. Mentre il nucleo abitativo centrale, intorno alla chiesa parrocchiale, che dovrebbe chiamarsi Rione della Repubblica, ma che tutti conoscono come rione Rossellino, non è molto popolato. Vi abitano circa 300 persone. Va detto che ora, però, la popolazione è raddoppiata perché in due strutture del quartiere sono ospitati molti immigrati, profughi o clandestini. Mi dicono circa 250, ma di preciso non so. Questo concentramento di stranieri in un rione così piccolo genera nella popolazione qualche timore, qualche sospetto, qualche paura che nasce da una situazione totalmente nuova e a cui non si era abituati. Finora non si è registrato alcun episodio spiacevole, ma, mi dicono, alcune famiglie hanno paura di far uscire da sole le ragazze e le donne. La gente che frequenta la parrocchia, comunque, accoglie gli immigrati che vengono in chiesa con piacere, cortesia e amicizia. Grazie ad alcuni volontari offriamo loro un corso per imparare la lingua italiana e nella messa domenicale facciamo leggere il Vangelo anche nella loro lingua, i giovani della comunità preparano e offrono le guide alla liturgia nella loro lingua, per far in modo che tutti possano seguire la Santa Messa, perché in fondo la lingua del Signore è solo una ed è quella dell’amore.

Anche nella vasta area di competenza  c’è disagio causato dalla crisi economica,  quanti sono gli assistiti dalla parrocchia?

Fino a due anni fa la parrocchia dava una piccola assistenza di prodotti alimentari ad una decina di famiglie. Ora ho dovuto sospendere questo servizio perché i prodotti destinati alla carità scarseggiano. I privati che, spesso, alla messa domenicale portavano prodotti per i poveri non lo fanno più come prima. I  professionisti che potrebbero aiutare fanno, come detto, riferimento alle parrocchie di origine, mentre i pensionati e i contadini faticano a sopravvivere e comunque devono aiutare per prima i figli e i nipoti senza lavoro. In ogni caso stiamo “lavorando” per formare un buon gruppo di donne e giovani volontari che possano occuparsi, insieme al parroco e al diacono, della carità della nostra comunità. Ecco, questo è uno degli obiettivi di questo nuovo anno.

Quali sono le attività collaterali svolte in parrocchia? Qual è il programma completo delle attività svolte e/o organizzate durante tutto l’anno?

Abbiamo una scuola di Catechesi per ragazzi, frequentata da 100 bambini, dalla terza elementare alla seconda media, un Oratorio frequentato da circa 80 minori nei giorni di venerdì con bambini piccoli, animato da un gruppo di mamme, e uno, di sabato, animato da giovani entusiasti e generosi. Inoltre un gruppo scoutistico dell’AGESCI denominato Potenza3, raccoglie circa 100 fra bambini, adolescenti e giovani guidati da un gruppo di educatori esperti ed entusiasti. Abbiamo poi due compagnie teatrali che riescono a preparare due o tre spettacoli all’anno, portati in scena anche al di fuori della parrocchia.

Come giudica gli appelli di Papa Francesco tendenti a moralizzare la Chiesa  e dare più ascolto ai bisognosi?

Il Papa deve fare il suo mestiere, deve insegnare la legge di Dio e i comportamenti morali consoni ad essa. Non sta a me giudicare il Papa, i cui appelli sono sempre saggi,  appropriati e dettati dal suo amore per l’umanità intera che vorrebbe vedere pacifica, fraterna. Il Papa si rivolge, di solito, alla chiesa cattolica, cioè universale. Molti di questi appelli per noi italiani sono ovvi o talvolta diciamo superflui perché qui siamo aperti e accoglienti verso i bisognosi, gli stranieri, i diversi. Né ci servono le esortazioni a non discriminare, ad essere accoglienti verso le coppie in difficoltà o verso gli omosessuali, perché questo lo abbiamo sempre fatto già da molto prima che Bergoglio fosse papa, è nel DNA della chiesa italiana.

Nella sua parrocchia esiste un “tariffario” (matrimoni, battesimi, funerali) applicato per sopperire alle esigenze della parrocchia?

Nella Parrocchia Santa Famiglia, come in tutte le altre parrocchie della città, non c’è un tariffario per i servizi liturgici, ma, essendo la struttura parrocchiale un bene di tutta la comunità, tutti sono tenuti, ciascuno secondo le proprie capacità e secondo la propria generosità, a contribuire  al mantenimento della casa comune che è la struttura composta dalla chiesa e dai locali di ministero pastorale. Tenere, oggi, aperta una struttura parrocchiale è molto difficile. La gente  spesso dice: “Ma che tasse  paga la Chiesa?”. Purtroppo  non tutti sanno  che la Chiesa paga  tasse più onerose delle famiglie: paga la spazzatura  più di 3 Euro al metro quadro, mentre nelle nostre case paghiamo 1 Euro al metro quadro. Né sanno che l’acqua costa cinque volte in più che a casa mia, e così per elettricità, per il gas e per tutto il resto. Anche il telefono costa più che a casa e ho eliminato il telefono parrocchiale. Questo perché la Chiesa è un ente e paga tutto più delle persone fisiche.

Voglio riferirti un episodio che mi capitò una decina di anni fa: andai a protestare in Comune per il costo eccessivo dell’Acqua, cinque volte più che a casa mia, e un funzionario mi rispose: “Ma voi con l’acqua guadagnate perché fate i battesimi e le benedizioni!”. Ma è doveroso anche rilevare che le persone che frequentano la chiesa  sanno tutto questo e si comportano di conseguenza , non fanno mancare il necessario per una conduzione dignitosa della struttura parrocchiale. Il problema sta in chi non frequenta ed è ignorante di questi problemi. Questi sparlano a sproposito su ogni cosa che dice o fa il parroco. Anche per loro, come per tutti, la preghiera del parroco e della comunità non manca mai.

Don Antonio Nolè

Don Antonio Nolè

Fin qui il parroco, ma noi abbiamo voluto guardare oltre e abbiamo raccolto le impressioni di un giovane parrocchiano molto attivo nella comunità di Rossellino, Marco, a supporto di quanto dichiarato da Don Antonio, ricorda che fino a sei o sette anni fa la comunità era molto attiva, si faceva la via Crucis lungo le vie del quartiere, si faceva la festa di Carnevale e quella di quartiere,  vi erano, inoltre,  svariate altre iniziative, poi tutto è svanito…. ma da un paio d’anni qualcosa è cominciato a cambiare e alcuni giovani hanno deciso di rimboccarsi le maniche e rimettere in piedi, con grande umiltà, ciò che era svanito per cui con  l’Oratorio, insieme al Gruppo Creativo Rossellino, con grande entusiasmo, sono tornati ad animare la comunità, tant’è vero che da due anni è tornata la festa di Carnevale, con la sfilata in maschere per le vie del quartiere, e insieme ad essa anche altre attività.

Merita di essere citato l’impegno per organizzare il  “Concorso letterario e artistico Memorial Tonino Santarsiero”, giunto alla seconda edizione  che ha coinvolto partecipanti anche da fuori Regione. Il Memorial nasce dall’idea di ricordare un grande collaboratore della Parrocchia, Tonino Santarsiero, venuto a mancare un paio di anni fa dopo una lunga battaglia contro una malattia. A Febbraio sarà proclamato il bando per la terza edizione.

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