Caso Siderpotenza: chi ci tutela?

Caso Siderpotenza: chi ci tutela?Caso Siderpotenza: chi ci tutela?

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In attesa dei risultati della terza campagna di monitoraggio effettuata da Arpa Puglia alla fine dello scorso anno, l’interesse mediatico sulla Siderpotenza viene risvegliato da una conferenza stampa del Comitato Aria Pulita Basilicata tenutasi nella mattinata di sabato 11 gennaio nella Libreria Ubik di Potenza.

Luciana Coletta, rappresentante del Comitato rende noti i risultati di una “consulenza” di un luminare, il prof Massimo Zucchetti (http://staff.polito.it/massimo.zucchetti/) a cui sono stati sottoposti i dati delle prime due campagne di monitoraggio effettuate da Arpa Puglia https://app.box.com/files/0/f/0/1/f_12296587056.

Cosa ha scritto di particolarmente allarmante il prof Zucchetti? Chi vuole può leggerlo qui:

https://app.box.com/files/0/f/0/1/f_12932645592

Si torna a fare il paragone fra Ilva e Siderpotenza perché i valori di alcuni inquinanti sono davvero tragicamente inquietanti.

Tanto per cominciare anche Zucchetti, come chiediamo noi “ambientalisti allarmisti” da tempo, spiega che è auspicabile un monitoraggio in continuo delle aree circostanti lo stabilimento delle Ferriere Nord. Per uno studio attendibile delle problematiche secondo il prof Zucchetti occorre:

“prevedere l’opportunità di una serie di rilevamenti che consentano una prima conoscenza della situazione attuale e l’acquisizione di una serie di dati di base che possano fare da guida per successive periodiche indagini. Tale studio richiede una copertura temporale di almeno 12 mesi. Le deposizioni totali, infatti, sono fortemente influenzate dalle condizioni meteoclimatiche e pertanto subiscono fluttuazioni stagionali.”

Per classificare la pericolosità degli elementi dispersi in atmosfera o deposita al suolo, purtroppo, non viene in soccorso la carente legislazione nazionale per cui si deve far riferimento a normative di atri paesi, a linee guida della UE o della OMS. Si legge fra l’altro nel “parere” espresso dal prof Zucchetti: “Per quanto riguarda il caso in esame, è facile confrontare il valore massimo tollerabile raccomandato (fra 3 e 10 pg I-TEQ/m2 d) con i valori riscontrati nel giardino della abitazione privata Mancaniello, contrada Bucaletto: pur necessitando di ulteriori misurazioni per poter ottenere dati confrontabili con le raccomandazioni, si vede come i rilevamenti attualmente disponibili si situino su valori fino a oltre dieci volte (44,4  pg I-TEQ/m2d) la deposizione media annuale massima raccomandata.

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Anche nell’altro sito (Terrazza Edificio ASP, Rione Betlemme) si raggiungono valori molto prossimi o superiori al livello massimo raccomandato.”

Particolarmente inquietante l’affermazione di Zucchetti a seguito della consultazione  dei dati esaminati: “Si può riscontrare facilmente che – neppure per siti a notorio fenomeno di inquinamento ambientale  come Taranto o Porto Marghera si raggiungono valori maggiori del caso del giardino della abitazione privata Mancaniello, contrada Bucaletto.”

Particolarmente raccapricciante la situazione per quanto concerne la concentrazione di  benzo(a)pirene, inquinante che l’Agenzia per la Ricerca sul Cancro (IARC) ha classificato di “classe 1” e quindi indubbiamente cancerogeno per l’uomo, quella più elevata e quindi SICURAMENTE nocivo per la salute pubblic,  la normativa italiana ed europea fissa il valore obiettivo di 1 ng/m3 per la concentrazione di benzo(a)pirene rilevata nel PM10.

 Queste le conclusioni di Zucchetti: “I valori riportati in Tab. 4 (fino a 28 volte il limite consentito) sono rilevanti e tali da meritare maggiore approfondimento. Si raccomanda pertanto la messa a punto di un opportuno modello di valutazione che consenta di passare dai valori di deposizione riportati in Tabella 4 ai valori di concentrazione in aria.”

Non c’è nessun motivo per stare tranquilli, tutt’altro.

Attendiamo gli esiti dell’ultima campagna di monitoraggio per verificare se i lavori di adeguamento previsti dall’AIA rilasciata alle Ferriere Nord nel 2012 hanno sortito qualche effetto e se i nuovi filtri hanno mitigato i dati inquietanti già in possesso delle Istituzioni.

Prendiamo atto che tanti anni è stato messo tutto a tacere, non si è cercata la diossina e gli altri inquinanti pericolosi pur sapendo che questi tipi di impianti li producono con assoluta certezza, si è minimizzato l’allarme che da  anni gli abitanti di Bucaletto, Betlemme e Costa della Gaveta lanciavano, si è ignorato il grido d’allarme di quanti hanno denunciato gravi patologie e persino morti sospette.

Ora siamo arrivati alla resa dei conti e chi ha sbagliato dovrà pagare.

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